Eppure, anche anche se era vissuto con la valigia in mano tra Vietnam e Salvador, dal Sudamerica all??Oceania, era sempre a Vieste che tornava con la memoria, i ricordi e le lettere. Come tutti gli uomini della sua generazione e della sua formazione non dimenticava di rispondere a un biglietto o a un augurio. E il desiderio di tornare nel suo paese, dove da bambino giocava in strada con gli amici improvvisando a dieci anni una piccola messa con un altare di cartone e un grembiule come stola, a un certo punto diventò fortissimo. ??Ho preso la decisione quando ho visto un biglietto di saluti di un confratello irlandese ?? ci confidò sul terrazzo dell??appartamento in cui aveva scelto di vivere, a due passi dalla Cattedrale e con la vista su tutto il paese sino al faro ?? Anche lui ha girato il mondo con incarichi simili ai miei, nello stesso campo e qualche tempo fa, in una lettera in cui mi comunicava il suo prossimo pensionamento, mi spedì la cartolina del suo paese natale. C??era scritto sopra ??My next destination??, la mia prossima destinazione. E così sono tornato a casa anch??io?. Così dicendo strizzò gli occhi felice come un bambino, quasi avesse fatto una marachella chiamando un diplomatico vaticano ??collega?. E invece, dietro quelle spesse lenti da miope, c??erano una sagacia, un ?? esperienza delle cose del mondo e un autocontrollo fuori dal comune.
Doti che gli vennero riconosciute anche da papa Woytila e dalla sua cerchia.
Dele resto lui era sempre arrivato con la sua valigetta nera nei momenti peggiori e nelle situazioni peggiori. Sbarcò a Saigon quando gli ultimi marines americani stavano lasciando il Vietnam. Scese dall??aereo in Salvador giusto dopo l??omicidio di monsignor Romero da parte dei paramilitari che volevano chiudere la bocca al presule che difendeva gli indios. E poi via, sempre col sorriso bonario e i capelli tagliati a spazzola per ascoltare, capire, mandare rapporti attendibili e proporre soluzioni a chi doveva decidere dietro le Mura Leonine.
Non brigò mai per avere incarichi all??ombra del Vaticano, anche se lavorò per diverso tempo nei corridoi dove passavano religiosi provenienti da ogni parte del mondo. Gli parlai della meraviglia della Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano e lui si illuminò: ??Ma certo ?? rispose ?? ci passavo tutti i giorni per andare nel mio ufficio! E indovina dove si posava sempre il mio occhio?? Risposta scontata: sulla punta estrema del Gargano dove una chiesa indicava la diocesi di Vieste, in pieno rigoglio a metà del ??500 quando fu dipinta la mappa per volere del papa dell??epoca.
A dir la verità mantenne da Roma a Vieste, quando capì che il cuore cominciava a fargli degli scherzi antipatici, una sana abitudine. Se negli angusti spazi del Vaticano non poteva sfogare la passione per le lunghe camminate e doveva ripiegare sugli andirivieni delle scalinate, a Vieste cominciò a fare escursioni lunghissime sui tratturi di campagna. Così arrivò a S.Salvatore dove parlando con i contadini che avevano una piccola masseria, cominciò a concepire il disegno di quel centro si spiritualità che ha donato alla diocesi.
Solo nell??ultimo anno aveva di molto diradato le camminate anche se già da tempo aveva accorciato i tragitti. ??Faccio quello che posso per tenermi in salute?, ripeteva a chi gli raccomandava di non sudare troppo sotto il solleone estivo.
La sua scomparsa ha gettato nello sconforto gli amici, i conoscenti e tutta la comunità di fedeli che avevano imparato a seguirlo nelle sue prediche e a stargli vicino. Per la chiesa viestana e per tutta la diocesi è un giorno di lutto. Uniamo anche noi della redazione il cordoglio per la morte di mons. De Nittis. (s.c.)
11 marzo 2014





