VIESTE -- Per ucciderlo sono arrivati in due, mascherati, a bordo di un maxi scooter. Sono entrati nel suo locale, l'Antica Bruschetta in via Battisti, alle 14, quando era con moglie, figlia di pochi mesi e un collaboratore di fiducia. Gli hanno sparato tre colpi, sicuri del fatto loro e con il viso coperto. Poi sono fuggiti e hanno fatto perdere le loro tracce, scappando dall'unica via di fuga aperta per i mezzi a motore in quella parte della città, verso il castello e poi sono scesi, con ogni probabilità, verso la strada che porta sul lungomare e o verso il resto del paese.
Nel ristorante, riverso a terra senza vita, è rimasto Omar Trotta, 31 anni, con precedenti per droga e reati contro il patrimonio, che nella ceografia dei clan del Gargano, come confermato dagli inquirenti, era schierato dalla parte dei Cindarijdd.
Medico e infermieri del 118 sono arrivati poco dopo sul luogo dell'agguato ma non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del Trotta. Voci non confermate dicono che il cameriere nonchè uomo di fiducia, originario di Monte S.Angelo, sia corso ad avvisare il fratello che ha un locale a poca distanza. Ma i colpi di pistola si sono sentiti dappertutto e così le grida dei turisti seduti ai tavoli all'aperto lungo la strada. Immediatamente sul posto è arrivata anche la sorella che ha un locale giusto lì a fianco, a pochi metri dov'è avvenuto l'omicidio.
La sua uccisione, per i modi e i tempi in cui è avvenuta, dà conto di quanto la guerra dei clan abbia imboccato da un anno a Vieste la logica dell'ultima pallottola e della lotta sino all'ultimo uomo. Dopo l'esecuzione di Angelo Notarangelo, il boss, un anno e mezzo fa, e l'eliminazione di suo fratello Onofrio pochi mesi fa e la scomparsa poco dopo del figlio Angelo - di cui non si sa più nulla - quest'ultimo omicidio mette in chiaro che chi sta dando l'assalto finale se ne infischia altamente delle regole che hanno tenuto sinora nell'ipocrisia del nascon dere i più gravi fatti sotto il tappeto.
Una legge non scritta con i politici e i boss del turismo prevedeva che l'estate, il tempo del "raccolto turistico", non fosse turbato da rapine e fatti di sangue. Sino a pochi anni fa anche le rapine in banca avvenivano a settembre.
Ma in un colpo solo è stata fatta piazza puulita di ogni regola precedente nel codice della pax mafiosa del Gargano. A chi sta attaccando ora non importa nulla se caleranno le presenze, o se i turisti volteranno le spalle a Vieste e Peschici trasformate dopo gli incendi in crateri lunari.
Nossignore. Per la prima volta l'omicidio è stato compiuto in piena estate, in pieno giorno, in pieno centro. Davanti a molte persone, sapendo esattamente come, quando e dove trovare da solo il bersaglio, che è stato abbattutto con colpi secchi da gente esperta e fredda. Chi ha sparato sapeva dove e come trovare la vittima e non ha esitato a fare fuoco davanti a moglie e figlia: anche questa un'orrenda novità per il Gargano degli omicidi tra i clan mafiosi.
Purtroppo boisognerà mettere in conto una risposta e così via, allungando la scia di sangue. Questo è quello che sta accadendo negli ultimi tre anni con una cadenza periodica che non conosce soste ma che anzi va intensificando la potenza di fuoco.
Quanti morti dovremo aspettare per avere una risposta istituzionale? Un consiglio comunale dedicato e che finora è stato evitato da tutte le giunte che si sono succedute sinora, compresa l'ultima che brilla per il silenzio con il solito alibi di non danneggiare l'immagine turistica?
Al contrario, la voglia di non lasciarsi ingabbiare dalla guerra per bande che non appartiene alla laboriosa comunità viestana sarebbe un segnale chiaro che va oltre le convenienze momentanee del vincitore del momento. E anche per la Chiesa viestana è il momento di un percorso di riflessione profonda, che vada oltre il morto del giorno.
I lutti non sepelliscono gli altri lutti: è bene saperlo, e prepararsi al peggio.
27 luglio 2017
Ph credits Rep Ba
Nel ristorante, riverso a terra senza vita, è rimasto Omar Trotta, 31 anni, con precedenti per droga e reati contro il patrimonio, che nella ceografia dei clan del Gargano, come confermato dagli inquirenti, era schierato dalla parte dei Cindarijdd.
Medico e infermieri del 118 sono arrivati poco dopo sul luogo dell'agguato ma non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del Trotta. Voci non confermate dicono che il cameriere nonchè uomo di fiducia, originario di Monte S.Angelo, sia corso ad avvisare il fratello che ha un locale a poca distanza. Ma i colpi di pistola si sono sentiti dappertutto e così le grida dei turisti seduti ai tavoli all'aperto lungo la strada. Immediatamente sul posto è arrivata anche la sorella che ha un locale giusto lì a fianco, a pochi metri dov'è avvenuto l'omicidio.
La sua uccisione, per i modi e i tempi in cui è avvenuta, dà conto di quanto la guerra dei clan abbia imboccato da un anno a Vieste la logica dell'ultima pallottola e della lotta sino all'ultimo uomo. Dopo l'esecuzione di Angelo Notarangelo, il boss, un anno e mezzo fa, e l'eliminazione di suo fratello Onofrio pochi mesi fa e la scomparsa poco dopo del figlio Angelo - di cui non si sa più nulla - quest'ultimo omicidio mette in chiaro che chi sta dando l'assalto finale se ne infischia altamente delle regole che hanno tenuto sinora nell'ipocrisia del nascon dere i più gravi fatti sotto il tappeto.
Una legge non scritta con i politici e i boss del turismo prevedeva che l'estate, il tempo del "raccolto turistico", non fosse turbato da rapine e fatti di sangue. Sino a pochi anni fa anche le rapine in banca avvenivano a settembre.
Ma in un colpo solo è stata fatta piazza puulita di ogni regola precedente nel codice della pax mafiosa del Gargano. A chi sta attaccando ora non importa nulla se caleranno le presenze, o se i turisti volteranno le spalle a Vieste e Peschici trasformate dopo gli incendi in crateri lunari.
Nossignore. Per la prima volta l'omicidio è stato compiuto in piena estate, in pieno giorno, in pieno centro. Davanti a molte persone, sapendo esattamente come, quando e dove trovare da solo il bersaglio, che è stato abbattutto con colpi secchi da gente esperta e fredda. Chi ha sparato sapeva dove e come trovare la vittima e non ha esitato a fare fuoco davanti a moglie e figlia: anche questa un'orrenda novità per il Gargano degli omicidi tra i clan mafiosi.
Purtroppo boisognerà mettere in conto una risposta e così via, allungando la scia di sangue. Questo è quello che sta accadendo negli ultimi tre anni con una cadenza periodica che non conosce soste ma che anzi va intensificando la potenza di fuoco.
Quanti morti dovremo aspettare per avere una risposta istituzionale? Un consiglio comunale dedicato e che finora è stato evitato da tutte le giunte che si sono succedute sinora, compresa l'ultima che brilla per il silenzio con il solito alibi di non danneggiare l'immagine turistica?
Al contrario, la voglia di non lasciarsi ingabbiare dalla guerra per bande che non appartiene alla laboriosa comunità viestana sarebbe un segnale chiaro che va oltre le convenienze momentanee del vincitore del momento. E anche per la Chiesa viestana è il momento di un percorso di riflessione profonda, che vada oltre il morto del giorno.
I lutti non sepelliscono gli altri lutti: è bene saperlo, e prepararsi al peggio.
27 luglio 2017
Ph credits Rep Ba





