VIESTE - Campane a distesa dalle prime ore della mattina sino a ritorno a notte fonda. E in mezzo un fiume di persone che hanno portato a termine la processione al santuario di Merino, come accade ormai da più di cinque secoli.
Se dobbiamo prestar fede ai religiosi che dal XVII secolo narrano di questo usanza, con un percorso che andava dal paese sino alla sperduta chiesa nella piana di Merino, il pellegrinaggio aveva un'origine antichissima.
Ma anche oggi, che ci sono le auto e persino gli autobus per riaccompagnare in paese la grande maggioranza dei pellegrini, si ripete come ogni anno il rito sacro e profano di un paese intero che si sposta nell'antica sede dove la leggenda vuole che sia stata trovata la statua miracolosa, portata dalle onde del mare.
E' la stessa leggenda che accompagna altre Madonne trovate lungo le coste d'Italia, ma a noi piace pensare che per quella di Vieste veramente ci siano stati personaggi in grado di portare quella statua in qualche maniera sulla nostra terra. E che poi si sia radicato il culto della Vergine Santa di Merino non può che fare onore.
Ma questo è il passato.
Il presente è fatto di un rito che sino a notte riporta, assieme alle Confraternite ancora attive a Vieste, la Patrona lungo le spiagge e le strade del paese, seguendo i ritmi di chi cammina e prega a piedi per ringraziare e ingraziarsi la Madonna di Merino nelle difficoltà della vita. Quando l'altra sera, a notte fonda, la Madonna è rientrata nel suo posto in cattedrale, la contentezza dei fedeli era palpabile. Ed era la stessa di chi la mattina l'aveva applaudita quando è stata posata sull'altare in villa, al momento della partenza, o di chi ha esposto coperte di corredo o gettato petali di rose. Anche queste tradizioni molto sentite.




