12/07/2020| 1769 articoli presenti
 

Il sindaco Pinto
a Rodi guida
la protesta di 7 Comuni
che minacciano
la secessione dall'Italia

Il sindaco Pinto
a Rodi guida 
la protesta di 7 Comuni 
che minacciano 
la secessione dall'Italia

RODI GARGANICO - Avanti tutta ma con molta calma. Minacce di secessione dall'Italia ma nessuna delibera formale perchè altrimenti scatterebbero le sanzioni di legge. Coinvolgimento di altri sei Comuni oltre Rodi (Peschici, Carpino, Vico, Ischitella e Sannicandro) per un referendum popolare autogestito in cui si voterebbe l'uscita dal territorio della Penisola in nome di non precisate bandiere.

Insomma l'ultimatum del sindaco Nicola Pinto, che ha scoperto di colpo il fascino dell'autonomismo garganico, rischia molto di sembrare un peultimatum.
Non fossero bastate le dimissioni con l'elastico e a orologeria, avanzate e poi ritirate tempestivamente entro i venti giorni prima che diventassero definitive, ora il primo cittadino della capitale degli agrumi si gioca il tutto per tutto per difendere la sede a Rodi della sezione staccata del Tribunale di Lucera.

Tutto questo e tanto altro ancora è volato tra i banchi del consiglio comunale dove gli eletti si sono schierati sulla posizione anti-taglio che riscuote moltissimi consensi tra i cittadini come tra i legali e le istituzioni. 

Ma nonostante l'appoggio alle richieste che arrivano da tutta la Puglia persino dal vertice della Regione Puglia, come riferiamo più sotto, la polemica spaccatutto di Pinto corre il rischio di diventare un boomerang. 
Minacciare la secessione per un ufficio tagliato come nel resto d'Italia in nome dei risparmi - operazione del piffero, se possiamo dire, fasulla e ridicola - sembra il caso classico della cannonata contro una mosca.
E se il governo non accontenta il buon Pinto che punta i piedi che succederà? Al massimo un referendum popolare, come già fatto a Lucera (con serietà) e come tanti fatti dai leghisti nelle valli del profondo nord che non hanno concluso nulla. Anzi sì, hanno portato voti a quelli che strillavano di più.
Perchè dunque illudere i cittadini di guerre amministrative quando le dimissioni minacciate e date sono state ritirate prima di perdere la poltrona? Se i sindaci avessero tenuto duro allora sarebbero stati credibili. Ora non lo sono più e le conseguenze le pagherà tutto il Gargano, impegnato in una guerra di slogan senza obbiettivi concreti.

Forse nella memoria di Pinto gioca la furbata di Tremiti che un paio di decenni fa minacciò formalmente la richiesta di annessione alla Libia se la Provincia di Foggia (cioè tutti noi contribuenti) non avesse pagato il trasporto dei rifiuti sulla terraferma. Ovvero a Vieste, dove poi non pagarono le spese di conferimento. Alla fine, anche per opera di manovre mai chiarite, i Tremitesi continuarono a vendere a caro prezzo le bottigliette d'acqua e a rifilare a Vieste i vuoti.

Ora che si scopre l'acqua calda c'è chi indossa la toga dell'indignazione per reclamare, in pratica, più soldi da gestire. Per cosa? Di tutto e di più. Salute, opere pubbliche e ordine pubblico, eccetera. E poi il piccolo ufficio di Rodi per il Tribunale distaccato.

Un obbiettivo, quest'ultimo, sui cui non si può non essere d'accordo. La ritirata dello Stato davanti alle aggressioni quotidiane della mafia garganica è innominabile.
Ma a questa situazione ci si arriva quando si distribuiscono divise e giudici in base agli abitanti e non in base ai reati. Così dall'Unità d'Italia in poi il Piemonte ha avuto Tribunali molto comodi nel Cuneese, mentre il Gargano, per esempio, si arrangiava come poteva.
Dunque ha ragione Mario Armillotta, uno dei portavoce viestani del recupero della grande tradizione del Regno di Napoli, quando rimarca la disattenzione dello Stato centrale. "Non dobbiamo dimenticare - spiega - che l'uscita degli uffici giudiziari dal Gargano provoca non solo disagi ma anche impoverisce la battaglia della legalità. Stupisce che certe forze politiche, sempre pronte ad accusare il Sud per la scarsa attenzione ai temi della legalità, ora stiano zitte sullo scempio della soppressione dei tribunali in zone di nuova mafia. Due pesi e due misure. Ho parlato con lo scrittore Primo Aprile e mi ha assicurato il suo interessamento sulla prossima seduta in cui si parlerà concretamente di  secessione. Se ci sarà ancora un dibattito in questo senso".