18/09/2019| 1746 articoli presenti
 

Estorsioni a Vieste
In sette rinviati a giudizio

Estorsioni a Vieste
In sette rinviati a giudizio

VIESTE - Via libera al processo per estorsioni a carico dei boss della mafia garganica che stanno insanguinando Vieste con attentati, incendi, minacce e sparatorie.
 
E' questo il primo punto fermo del disco verde emesso dal Gip di Foggia sull'Operazione Medioevo, la lunga inchiesta che ha portato dietro le sbarre - tra l'altro - anche Angelo Notarangelo che viene indicato da più parti come il capo dei capi della malavita del Gargano settentrionale, strettamente collegato ai clan che controllano i traffici nella parte meridionale del Promontorio e che hanno la loro base a Monte S.Angelo.
 
Un ulteriore punto a favore delle vittime del racket arriva dalla costituzione come parte civile dell'Associazione Antiracket di Vieste, del Comune di Vieste, della Federazione Italiana delle Associazioni Antiracket (quella guidata da Tano Grasso che domenica mattina è stato a Vieste per rinsaldare i legami con i nostri concittadini) e lo stesso Ministero degli Interni.
 
Una novità importante quella dell'affiancamento del Viminale nel procedimento giudiziario: la scelta fortemente caldeggiata dal viceministro Alfredo Mantovano, che ha fatto della battaglia alla mafia garganica un suo punto d'onore, è una carta pesante contro la malavita organizzata perchè il risarcimento delle vittime e l'aggressione ai capitali malavitosi è un punto centrale nella repressione del crimine.
 
Queste dunque le prime mosse nell'udienza preliminare che si è tenuta davanti al Gip del Tribunale di Bari, dopo gli interventi coordinati dalla Procura Antimafia di Bari.
 
Tutti e sette gli imputati sono stati rinviati a giudizio: il processo prenderà il via il prossimo 12 gennaio davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia.
 
I sette viestani che si trovano in carcere furono arrestati sei mesi fa con le accuse, a vario titolo, di detenzione e produzione di sostanze stupefacenti, ricettazione ed estorsione.
 
Tutti i reati furono compiuti secondo l'accusa con l'aggravante   dell'associazione mafiosa ai sensi dell'articolo 416 bis del Codice penale. Sempre secondo gli inquirenti Notarangelo era a capo del clan che gestiva le estorsioni ad albergatori, ristoratori e imprenditori turistici, con un vero e proprio tariffario di estorsioni che venivano riscosse alla fine della stagione turistica.
19 ottobre 2011