12/12/2017| 1660 articoli presenti
 

Tano Grasso infiamma la platea
"Racket, chi si piega è perduto"
Operazione Medioevo, tocca al Gip

Tano Grasso infiamma la platea

VIESTE - Una sala affollata oltre ogni più rosea aspettativa domenica mattina all'Hotel Falcone per ascoltare le parole di Tano Grasso, lo storico leader del Comitati anti racket che è tornato a
Vieste alla vigilia del processo per l'Operazione Medioevo, che vede a processo i principali esponenti della mafia garganica, a cominciare dai capi storici e indiscussi di Vieste.
 
Un appuntamento non rituale per un uomo cresciuto in mezzo agli attentati della mafia siciliana e fondatore di "Addio Pizzo".
 
La sua presenza a Vieste, anche di fianco al ministro Mantovano in più di un'occasione, è stata sinora una testimonianza militante a fianco del Comitato anti racket di Vieste, che conduce da più di un anno la sua battaglia di testimonianza e di cultura della legalità in mezzo a difficoltà di ogni tipo.
 
Questa volta l'occasione del processo potrebbe significare una svolta, un salto di qualità nella battaglia contro la criminalità organizzata.
 
Non era un caso se a sentirlo sono arrivati semplici cittadini, imprenditori turistici di altissimo livello ma anche semplici ristoratori, pizzaioli e politici locali di ogni schieramento.
 
Di fianco a Grasso c'era il sindaco Ersilia Nobile che con poche parole ha illustrato le ragioni che hanno portato l'intero consiglio comunale, con un delibera costruita passo per passo, a scegliere la costituzione di parte civile al processo che sta per aprirsi.
 
Per lei applausi convinti e senza distinzioni di colore politico così come poco più tardi sono stati tributati battimani a scena aperta ad Anna Maria Giuffreda, il capogruppo Pd che nemmeno due giorni prima aveva polemizzato in consiglio sui ritardi e le manche volezze di una scelta attesa per troppo tempo.
 
Ma l'unione sui valori fondamentali della resistenza alla malavita, la voglia di vivere in pace e senza la minaccia continua di estorsioni e assunzioni pilotate e condizionate dai boss, è stato il motivo conduttore di una giornata che ha visto un'univocità d'intenti come raramente si è vista a Vieste negli ultimi anni.
 
Del resto sia il Comitato nazionale che quello viestano dell'anti racket, oltre al Comune di Vieste e forse anche il Ministero degli Interni, depositeranno davanti al Gip la richiesta per la costituzione di parte civile, in modo da poter ottenere un risarcimento dalle persone che saranno condannate.
 
Sarà un processo lungo e accidentato, ma questo è da mettere nel conto.
 
Oggi s'inizia con la prima fase perchè il giudice delle indagini preliminari, il Gip per l'appunto, dovrà dire se le prove raccolte a carico degli imputati sono sufficienti per andare a un rinvio a giudizio con il processo tecnicamente inteso.
 
Inutile dire che l'obbiettivo primario dell'accusa e del lavoro svolto dagli inquirenti in questi anni e quello di ottenere una condanna per associazione mafiosa, ovvero l'applicazione dell'articolo 416 bis a carico di tutti gli aderenti all'organizzazione.
 
Per Vieste sarebbe la prima volta, se questo accadesse.
 
Ma la strada per arrivare a una sentenza definitiva è ancora molto lunga.