20/10/2019| 1746 articoli presenti
 

Ridatemi mio figlio anche se morto
L'appello della madre di Michele Mafrolla ai microfoni Rai di Chi l'ha visto

Ridatemi mio figlio anche se morto
L'appello della madre di Michele Mafrolla ai microfoni Rai di Chi l'ha visto

VIESTE - "Più di una persona sa certamente quello che è successo a mio figlio ma continua a tacere".
 
I genitori di Michele Mafrolla sono stati molto chiari ieri davanti alle telecamere della trasmissione di "Chi l'ha visto".
 
Una troupe arrivata da Roma ieri pomeriggio è arrivata sino alla casa dove il ventisettenne viestano viveva assieme alla famiglia sino alla sera del 24 luglio, quando è uscito di casa poco prima di cena e poi non ha più fatto ritorno a casa.
 
"Non mi faccio illusioni - ha detto tra l'altro la madre davanti alle telecamere - Soprattutto oggi so che Michele non tornerà più nella sua stanza e non si siederà più a tavola con noi. Sin dal primo momento ho pensato al peggio perchè non era da lui lasciarmi senza notizie. Ancora oggi continuo più volte al giorno a fare il suo numero di telefono solo per sentire una voce registrata che dice che il suo numero è inesistente, anche se quella scheda l'aveva fatta solo quindici giorni prima.
 
Ma sono tante le cose che non riusciamo a capire. L'unica certezza è che non c'è più. Se lo avessero tenuto prigioniero da qualche parte come avrebbero potuto farlo per tanto tempo senza lasciare tracce. E poi lo lascerebbero andare via libero col pericolo di lasciare un testimone scomodo? No, lo hanno assassinato".
 
Con delicatezza il giornalista ha iniziato le domande parlando del giovane Mafrolla come se ci fosse ancora: "Quanti anni ha suo figlio?" ha esordito con delicatezza al microfono, e poi ha lasciato alla signora Mafrolla tutto il tempo per passare da una risposta all'altra anche se la donna, distrutta dalla tensione, non si è mai lasciata andare alla diserazione.
 
Solo una volta è scoppiata in lacrime e le telecamere sono state spente.
 
Nella stanza del dolore si entra sempre in punta di piedi e questo bene lo sanno gli specialisti del programma di Federica Sciarrelli, abituati ogni volta a cimentarsi con i casi più disperati.
 
E' toccato al padre raccontare l'ultima giornata di Michele a casa: "Come gli altri giorni - racconta - quella domenica mattina si è alzato con me alle 4.30 perchè tutti e due consegnavamo i latticini per una ditta locale alle strutture turistiche della zona. Siamo usciti insieme per il turno di lavoro e poi siamo rientrati per il pranzo. Dopo siamo andati a riposare. Alle 19 si è svegliato e poco dopo si è fatto la doccia. Mia moglie gli ha chiesto se si fermava a cena con noi o se avrebbe mangiato dopo. Lui ha chiesto cosa c'era a tavola e dopo aver saputo che c'erano i peperoni ripieni ha detto che era dei nostri. Eppure un quarto d'ora dopo è andato fuori casa, ha preso il motorino e non è più rientrato".
 
Il piatto conservato per lui è rimasto sul tavolo, ultima testimonianza della sua presenza. "La mattina dopo - ha continuato il padre davanti alle telecamere di Rai Tre - quando mi sono alzato ho visto che non c'era nel suo letto. Ho pensato che avesse dormito dalla sua fidanzata, visto che avevano pensato di andare a vivere insieme.
 
Proprio in questi giorni di settembre avevano programmato il trasloco.
 
Allora sono passato sotto casa sua ma neppure lì c'era lo scooter: ho subito avvisato mia moglie anche perchè l'ultima speranza di trovarlo già al lavoro si è spenta quando mi sono presentato al  deposito. Da quel momento nessuna traccia. Il motorino? Lo abbiamo trovato noi, per l'esattezza un altro mio figlio, a 1200 metri di strada da casa nostra".
 
Le ricerche? La famiglia Mafrolla non si tira indietro quando si tratta di contestare la forza insufficiente messa in campo dalle forze dello Stato e soprattutto il silenzio totale da parte del Comune di Vieste. "Solo alcune associazioni di volontariato si sono messe in contatto con noi - dicono i genitori di Michele - Per il resto quando noi ci siamo messi a cercare qualche notizia e abbiamo frequentato i luoghi dove andava Michele, nelle campagne dove c'erano i suoi amici.
Bene, quando abbiamo incontrato i carabinieri siamo stati rimproverati, quasi che ci impicciavamo di faccende che non ci riguardavano. Eppure andavamo in luoghi aperti a tutti dove tra qualche giorno andranno i cacciatori: dunque abbiamo meno diritti delle doppiette per cercare nostro figlio anzichè un animale".
 
Per i due genitori la misura è colma. Non tollerano i silenzi ufficiali della politica locale, quasi che un caso di lupara bianca fosse una disgrazia individuale come un incidente stradale e non un attacco alla convivenza cvivile. E soprattutto non intendono mollare la presa: "Non ci fermeremo - dicono - sino a quando non avremo una tomba su cui piangere".
 
Ecco a seguire la foto del padre dello scomparso dinanzi alle telecamere di Chi l'ha visto?