18/09/2019| 1746 articoli presenti
 

Anche le unità cinofile al lavoro per trovare Michele Mafrolla
Mistero su dove sia finito il telefonino

Anche le unità cinofile al lavoro per trovare Michele Mafrolla
Mistero su dove sia finito il telefonino

VIESTE - Segnano il passo le indagini sulla scomparsa di Michele Mafrolla, su cui gli inquirenti stanno lavorando da otto giorni ma senza esito.
 
Il giovane di 27 anni sembra scomparso nel nulla anche se i genitori sono ben determinati a non lasciare nulla d'intentato per rintracciarlo.
 
Ma dopo un passaparola tra gli amici a lui più vicini e la raccolta di alcune testimonianze, lo sconforto ha preso il posto della speranza e la sera, quando il suo letto resta vuoto, la disperazione è l'unica compagna del padre e della madre.
 
Gli inquirenti non trascurano nessuna traccia e anche da Foggia il giudice incaricato di coordinare le indagini viene aggiornato costantemente sugli eventuali sviluppi.
 
Al momento però gli investigatori hanno poco o nulla in mano.
 
Resta, anzi resterebbe, la traccia lasciata dal telefonino ma su questo chi procede nell'inchiesta è - ovviamente - più che abbottonato: dal Palazzo di Giustizia di Foggia non trapela neppure un'opinione anche se sulla vicenda è stato informato con discrezione anche il procuratore antimafia della Dia di Bari, Antonio Laudati.
 
Nei fatti però il telefonino sembra essere scomparso senza evidenze sui luoghi in cui il sequestro potrebbe essere stato compiuto.
 
Perlustrazioni sono state compiute verso la Costella e la Defensola ma anche qui gli indizi sono a zero.
 
Ora sono entrati in azione i cani specializzati del gruppo "K9 Sarit" di Cerignola che lavorano sotto il coordinamento dei Carabinieri e i dintorni di Vieste, almeno una piccola parte degli 8000 ettari di pascoli e boschi dell'entroterra, dovrebbero essere setacciati con l'aiuto dei cani.
 
Ma è inutile aspettarsi da questa pista novità a breve termine, dopo anni in cui il territorio è stato lasciato in mano a chi voleva appropriarsene.
 
Dobbiamo ricordare quanto ancora è impunito l'allevamento selvaggio, con gli animali per le strade, senza neppure un sequestro di animali senza identificazione o con identificabili  ma ufficialmente senza proprietari?
 
Una serie di piste potrebbero riportare la scomparsa, ma a questo punto sarebbe meglio dire il sequestro, di Michele Mafrolla
alla mafia garganica.
 
I principali capi dell'organizzazione, anche sul versante viestano, sono in carcere ma la struttura organizzativa è rimasta la stessa di prima.
 
La sparizione del giovane dimostra che la capacità militare delle squadre d'attacco (come altro vogliamo chiamarle?)  della malavita garganica sono in perfetta efficienza.
 
Lo hanno dimostrato lo scorso anno quando fecero sparire un camion e rimorchio carico d'olio da un frantoio, senza lasciare traccia, e l'anno scorso quando sequestrarono un gioielliere.
 
Per non parlare del sequestro dei fratelli Piscopo che si è concluso tragicamente con la loro morte e il rogo dei cadaveri.
 
Saltiamo anche la catena degli oltre cento attentati e incendi estorsivi in diciotto mesi: cosa serve per una mobilitazione corale?
 
E' evidente che nell'estate, nascondendosi in mezzo a 250 mila turisti, i malavitosi possono nascondersi con più facilità, ma è assurdo credere che i regolamenti di conti non portino altri scontri sanguinosi.
 
E il sequestro di Michele Mafrolla è un altro tassello nel mosaico degli attacchi malavitosi.