20/10/2020| 1770 articoli presenti
 

Salta il consiglio comunale
Dopo gli arresti per i tumulti tre domande ai politici

Salta il consiglio comunale
Dopo gli arresti per i tumulti tre domande ai politici

VIESTE - Salta il consiglio comunale di mercoledì 30 marzo per mancanza di numero legale degli eletti. Tutti a casa o a radunare le truppe per correre alla prossima lotteria elettorale.
 
La maggioranza che ha guidato Vieste sinora e soprattutto l'intero Centrodestra al completo hanno dimostrato a tutti i cittadini di avere già mollato alle onde la barca dell'amministrazione comunale.
 
Dopo ripetuti solleciti stamattina il sindaco Ersilia Nobile ha dovuto alzare bandiera bianca. Al suo fianco c'erano solo Michele Mascia e Prencipe. Dall'altra parte tre consiglieri di opposizione, ovvero Aldo Ragni, Di Candia e Antonio Giuffreda. In tutto sei persone che non erano sufficienti a garantire la regolarità prevista dalla legge per la seduta. Così alla fine il consiglio si è sciolto e tutti si sono dati appunatamento a giovedì mattina, stesso orario e stessa sede.
 
La morale? Amarissina. Ragni ha subito spedito un comunicato dicendo che il sindaco non controlla più la sua maggioranza: vero ma anche sin troppo ovvio, visto che i consiglieri che tifano Spina prima, durante e dopo l'annuncio della sua "discesa in campo" ora sono usciti allo scoperto quando è stato necessario schierarsi.
 
Chi ha fatto la figura peggiore però sono stati proprio i consiglieri assenti, che hanno dismostrato di usare la carica pubblica come un affare privato, andandosene quando non c'è trippa da portare a casa nè delibere sulle aree fabbricabili. Con le dovute eccezioni, s'intende, perchè c'erano anche un paio di consiglieri più che giustificati per la loro assenza.
 
Peggio. Non c'era occasione migliore di questa, di una legislatura comunale che si avvia alla sua conclusione, per tirare le fila delle tante questioni in sospeso, a cominciare dalla mezza rivolta del febbraio scorso, quando decine di persone, accompagnate da famigliari e anche banbini piccoli, prima hanno rispedito a casa - con nessuna autorità se non la forza e le minacce - gli ambulanti arrivati a Vieste per il mercato, e poi hanno occupato il municipio mandando a casa cittadini e impiegati al lavoro.
Non è un caso che quando sono state arrestate, con un'ordinanza di custodia cautelare 8 persone e altre 21 sono state denunciate, ci sia stato anche qualcuno dei famigliari che abbia urlato allo scandalo. "Stavano protestando per un problema sociale perchè non c'è lavoro" ha scritto qualcuno su internet.
 
Prendiamo atto delle loro scuse, ma come è possibile giustificare che pretende di governare il paese con la forza dell'aggressione? E poi presenta l'elenco delle assunzioni e delle aree fabbricabili degli amici da svincolare al di fuori di ogni legalità?
 
Se le minacce dovessero diventare legge allora anche gli altri cittadini dovrebbero regolarsi di conseguenza. Ma  fino a che c'è una regola scritta che vale per tutti si prova ad applicarla, anche se non viene applicata sempre e comunque. sarebbe come lamentarsi per una multa dicendo che tutti gli altri che guidano male la passano liscia: e allora? Meglio la legge della giungla dove comanda il più forte, cioè il più aggressivo?
 
Una giustificazione, si fa per dire, gli arrestati potrebbero averla. Almeno in via di principio.
 
Non hanno torto quando dicono di sentirsi scaricati da quei burattinai che prima hanno promesso e offerto brindisi a tutti. Sono sempre le stesse persone che avrebbero promesso una difesa legale immediata, che loro hanno capito come certezza di impunità.
 
Hanno capito troppo tardi di essere stati ingannati. Bene, devono trarre le giuste conseguenze.
 
Noi ci permettiamo una sola domanda. Perchè l'ex sindaco Spina non ha preso da subito le distanze dalle teste calde e non ha cercato di fermare i blocchi del mercato di prima mattina e poi non ha speso il suo ascendente per evitare l'occupazione del Comune?
 
Lui ha speso la sua faccia e il suo nome sotto una petizione così generica da essere quasi incomprensibile. Per carità, ha esercitato un suo diritto legittimo. Ma visto che nei giorni precedenti e in quelle ore di tumulti è stato visto assieme a loro al bar e sotto casa, impegnato in accanite e cordiali conversazioni, non poteva almeno chiedere - se non imporre - la fine delle violenze?
 
E non poteva dissociarsene pubblicamente il giorno stesso o nel giorno successivo?
 
Ora che la macchina della giustizia  è in moto toccherà a quei 29 denunciati pagarsi gli avvocati, ai tre con l'obbligo quotidiano della firma andare tutti i giorni dai carabinieri prima del processo mentre i 5 arrestati resteranno ai domiciliari, confinati in casa.
 
Per chi, per cosa l'hanno fatto? Qualcuno li ha illusi veramente che la furbizia di muoversi in braco li metteva al riparo dalle conseguenze legali?
 
Ma forse è ancora in circolo qualcuno che vuole usare la piazza a suo comodo e piacimento per dimostrare un consenso popolare che dura quello che dura.
 
Abbiamo visto le stesse sceneggiate pochi anni fa, all'epoca delle proteste per la costituzione del Parco del Gargano. I politici tuonavano ogni giorno contro la cappa di piombo di nuove legge e giustificavano chi bruciava i boschi per protestare.
 
Bene, abbiamo visto com'è andata a finire.
Chi accendeva i fuochi per conto altrui è al punto di prima e negli anni successivi non ha mai smesso di alzare il prezzo per starsene buono. 
 
Con le conseguenze di attentati ed estorsioni quotidiane che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi.
 
Possiamo auspicare che in questa campagna elettorale ogni candidato dichiari come la pensa sull'ordine pubblico? O c'è ancora qualcuno che si diverte a lanciare il sasso e tirare indietro la mano scaricando sugli ultimi anelli della catena ogni colpa?