20/10/2020| 1770 articoli presenti
 

Vieste ed il catastrofico terremoto del 1646
I morti furono 132, centinaia i feriti
La città in ginocchio fu rasa al suolo

Vieste ed il catastrofico terremoto del 1646
I morti furono 132, centinaia i feriti
La città in ginocchio fu rasa al suolo

VIESTE - In molti volutamente se ne dimenticano tanto da edificare interi quartieri  sull??acqua, sull??alveo dei torrenti, in riva al mare, magari abusivamente e perché no anche sopraelevando. Sfidare la natura non è mai la scelta giusta.

 

Il sisma che più colpì più violentemente Vieste è datato 31 maggio 1646 e per intenderci fu più forte di quello de L??Aquila in quanto equiparato al 10° della scala Mercalli.

 

Colse tutti nel sonno perché secondo le cronache dell??epoca avvenne appena due ore prima dell??alba.

 

Annunciato da un fragoroso boato, il sisma si manifestò con terrificanti sussulti che fecero crollare in pochi attimi centinaia di abitazioni.

 

La popolazione terrorizzata si riversò nelle strade dove tra polvere e macerie tutti cercarono scampo uscendo fuori dalle mura cittadine riversandosi nelle campagne.

 

I testimoni, fra cui due soldati Francesco Pinna, spagnolo, e Antonio Ruiz, di guardia sul torrione del castello, raccontarono della rovina del castello con queste terribili parole ??vidi detto Castello, già piantato sopra di un monte di viva pietra sopra del mare, cadere a terra da fondamenti con tutte le case, sì d??officiali come di soldati, e rivolgerli sotto sopra, dimodoché non si conosce dove fossero piantate. E nel medesimo tempo buttò a terra da fondamenti il nuovo torrione, seu baluardo, fatto a cavalliero a punta di diamante dalla parte di mare, come ancora la torre contigua a detto baluardo con tutte le case site verso la città. E così anco ha maltrattato il torrione fatto a guisa del sopradetto che sta dirimpetto alla collina di Santa Margherita, dalla parte di S. Maria delle Grazie, spezzandolo quasi fino a terra. Non v??è rimasta cosa salda, fora che il torrione grande et il maggiore con tutte l??artiglierie?.

 

Il comandante della guarnigione spagnola nel castello D. Ferrante della Cueva, di 63 anni morì invece subito dopo essere stato estratto dalle macerie. Con lui morirono nove figli e altri famigliari. Nel Castello trovarono la morte 84 persone, tra cui il sacerdote D. Gabriele Rasiglio e tre carcerati. Solo pochissime persone di salvarono.

 

Contemporaneamente crollarono tutte la case che c??erano tra il Castello e la Cattedrale (Sop?? u Mundaron??). Anche il campanile, la facciata centrale con tutta la volta, la navata di sinistra, dove è ora la cappella di S. Maria di Merino e quella attigua crollarono insieme a parte della navata di destra con la cappella del Battistero.

 

Furono ridotti in macerie o riportarono gravissimi danni anche l??Episcopio, il convento di S. Francesco, la Chiesa di S. Simeone con l??Ospedale, il convento e la Chiesa di S. Marco dei PP. Celestini, la Torre di S. Croce sopra il porto e centinaia di altre case.

 

Il terremoto del 1646 fu avvertito in tutto il Gargano, facendo tremare anche Foggia e causando ingenti danni e tanti morti a Peschici, a Ischitella, Rodi, Vico del Gargano, Carpino, Cagnano, S. Nicandro, S. Giovanni Rotondo, S. Marcuccio (Borgo Celano), Rignano, Monte S. Angelo.

 

Tutte le case viestane rimaste in piedi furono abbattute a causa delle gravi e profonde lesioni riportate nel sisma.

 

Sotto le macerie del paese morirono 48 persone e diverse centinaia furono i feriti. In totale tra i presenti nel castello ed i cittadini viestani i morti furono ben 132.

 

L??unica soddisfazione per la popolazione, che gridò immediatamente al miracolo, fu quando scoprì che i tabernacoli con il SS. Sacramento delle chiese erano rimasti illesi, la stessa statua di S. Marina di Merino era intatta nonostante la sua cappella fosse completamente distrutta.

 

Per timori di ulteriori crolli, le ostie consacrate e la statua della Madonna furono traslate nella Chiesa del Convento.

 

Questi avvenimenti che sembrano così lontani da noi e dal nostro mondo di apparente benessere sono invece narrati con grande ricchezza di documenti da ?Il Convento dei Cappuccini di Vieste? di Matteo Siena che più di ogni altro è riuscito a ripercorrere quei momenti tragici che mai nessuno vorrebbe si ripetessero ancora.