24/09/2017| 1649 articoli presenti
 

Lo tsunami che colpì il Gargano nel 1627
I morti furono cinquemila
Ecco la vera storia della catastrofe

Lo tsunami che colpì il Gargano nel 1627
I morti furono cinquemila 
Ecco la vera storia della catastrofe

VIESTE - Con il pensiero al terrificante terremoto e tsunami che ha sconvolto il Giappone vi proponiamo una testimonianza storica di enorme valore.

Nel 1627 infatti anche il Gargano fu sconvolto da un terrificante tsunami e le cronache dell'epoca non sono molto diverse dai racconti giapponesi di oggi.

Nella mappa che vi porponiamo risalente al 1627 è spiegato l'effetto dello tsunami nella provincia di Foggia.

Il mare si alzò fino a sommergere quasi tutto il Tavoliere delle Puglie e sfiorando la stessa Foggia.

Il Gargano da penisola fu ridotto dalla violenza dello tsunami quasi ad isola perchè le acque del mare di fatto circondarono quasi tutto il Promontorio.

La fonte è il famoso "Catalogo dei forti terremoti in Italia dal 1461 a.c. al 1990 dell'Istituto Nazionale di Geofisica Italiano.

Il sisma sul Gargano del 1627 ha avuto un'intensità massima (complessiva di diverse scosse) dell'X grado della scala Mercalli (per intenderci superiore a L'Aquila, all'Irpinia ed al Friuli), ha provocato la morte di molte migliaia di persone, ha causato fratture nel terreno, variazioni nel regime idrico delle acque sotterranee ed un forte maremoto lungo le coste della Puglia e del Molise.

Le località più gravemente colpite furono Apricena, Lesina, San Paolo di Civitate, San Severo e Torremaggiore dove la maggior parte degli edifici crollarono.

L'area danneggiata meno gravemente comprende le località costiere del Gargano, fino a Manfredonia a sud ed a Termoli, a nord.

Il terremoto fu avvertito a est fino alle isole Tremiti ed a ovest in molte località dell'Appennino dauno e della Campania, compresa la città di Napoli.

Il numero delle vittime complessive varia notevolmente da fonte a fonte. Tuttavia, una cifra vicina a quella reale è possibile ottenerla dalla cronaca di Lucchino che riporta 4.500 vittime per Apricena, Lesina, San Paolo di Civitate, San Severo, Serracapriola, Torremaggiore.

Considerando che Lucchino non riportò il numero delle vittime per tutte le località più fortemente colpite, se ne deduce che la cifra complessiva superò le 4.500 unità.

La località che ebbe la più alta percentuale di vittime fu Apricena, con circa il 45% degli abitanti totali, seguita da Serracapriola e San Paolo di Civitate con il 35% circa.

Il terremoto colpì in maniera grave la Capitanata nel patrimonio edilizio e nelle infrastrutture agricole, causando un danno rilevante, che non fu alleviato da adeguate disposizioni amministrative.

In alcuni casi è ricordata l'emigrazione di molte famiglie ed anche di religiosi, da San Severo e zone limitrofe verso località ritenute più sicure.

L'effetto demografico di lungo periodo su alcuni abitati fu notevole.

A San Severo nel 1637, a dieci anni dal terremoto, le famiglie erano scese da 1.100 a 600.

La ricostruzione, secondo le fonti, fu completata nell'arco di dieci anni per quanto riguarda l'edilizia privata.

Un'ondata di maremoto colpì il tratto di costa prospiciente il lago di Lesina, il litorale di Manfredonia e la foce del fiume Sangro. Il maremoto causò l'allagamento della pianura tra Silvi e Mutignano e l'inondazione delle campagne di Sannicandro Garganico; non si hanno notizie di vittime.