21/09/2021| 1787 articoli presenti
 

Vieste, parla Giuseppe Monacis
"Quel salvataggio disperato in mare
ma per la bimba nulla da fare"

Vieste, parla Giuseppe Monacis

   VIESTE - “Macchè eroe, non ho fatto niente di speciale. Ho fatto quello che era necessario immediatamente e non ho pensato a nulla se non a metterli al sicuro sul gommone. Sono contento perchè siamo riusciti a recuperare subito i due fratellini ma non riesco a dormire pensando alla loro cuginetta. Quando l'ho vista sotto un metro d'acqua mi si è stretto il cuore”.

   Il racconto di Giuseppe Monacis s'interrompe di colpo. Ancora a distanza di due giorni la commozione è grande. Per questo giovane viestano di 28 anni, abituato da sempre ad andar per mare e ora responsabile del pontile Vieste Ormeggi di Giampiero Cariglia, il salvataggio dei due fratellini nelle acque di Marina Piccola è stata un'azione andata a buon fine e nient'altro.

    “Quei bambini abitano a poca distanza da casa, li conoscevo bene – continua – Appena i due militari della Capitaneria, Michele Travaglio e Luigi Castriotta mi hanno avvisato, l'amico Lauro Notarangelo di Nautica Vieste ha messo a disposizione l'imbarcazione e siamo volati fuori. La distanza era minima. Ho capito subito che i due bambini erano allo stremo delle forze. Il più piccolo quando ha visto che stavamo arrivando ha smesso di colpo di tenersi a galla ed è andato sotto. L'ho preso al volo, l'ho tirato a bordo e subito dopo abbiamo ripescato il fratello. Ci parlavano di una cugina ma erano frasi sconnesse. Capivo che erano sotto shock. Io continuavo a rincuorarli, a dirgli che era tutto finito. Che potevano stare tranquilli. Appena si sono calmati e siamo arrivati a riva abbiamo capito cosa ci indicavano”.

   “Siamo risaliti in barca e fuori a mare di nuovo – aggiunge infervorandosi – Abbiamo girato in tondo, metro per metro tra Marina Piccola, Punta Santa Croce, la Ripa. Niente da fare. La corrente e il mare erano forti. Sopra di noi c'erano gli elicottri della Capitaneria che non si sono fermati un attimo e altre imbarcazioni che perlustravano il mare”.

Giuseppe si ferma un attimo a prendere fiato. Questo ragazzone biondo con il viso cotto dal sole cambia umore pensando all'ultimo atto di quella giornata tragica. Si vede che quell'episodio lo ha segnato profondamente.

   “Non so quanto tempo sia passato – conclude – A un certo punto ci hanno detto che avevano visto sul fondo la ragazzina. Con il comandante della Freccia Azzurra Vincenzo Troisi sono ripartito sulla sua barca e siamo tornati nella zona delle ricerche, in quel canale di sabbia che c'è tra Marina Piccola e l'Isolotto del Faro. Un avvallamento nel banco di sabbia che si è formato lì in mezzo. Mi sono tuffato e l'ho riportata su, era in sospensione nell'acqua. Mi hanno aiutato a metterla sul fondo della barca ma si capiva subito che non c'era più nulla da fare. Purtroppo”.

Un'impotenza rabbiosa ma contenuta la sua. La consapevolezza dell'uomo di mare che sa che contro il destino non c'è nulla da fare.

    I funerali della bambina affogata si sono svolti mercoledì a Ischitella, il paese dove abitava con la famiglia. La famiglia era distrutta dal dolore. La ragazza era stata mandata in vacanza con i cuginetti a Vieste, ospite della zia. Poi la tragedia tra le onde di Marina Piccola.


9 luglio 2021