12/07/2020| 1769 articoli presenti
 

Vieste, strage
di alberi: pini
da eliminare
spazio ai lecci
Spesa 100 mila euro

Vieste, strage
di alberi: pini
da eliminare
spazio ai lecci
Spesa 100 mila euro

  VIESTE – “C'era una volta la villetta vicino allo stadio ...”

    Potrebbe essere questo, tra pochi giorni, l'inizio della favola amara che racconteremo ai nostri nipoti visto che il Comune vuole tagliare alla radice tutti gli alberi esistenti di piazza Paolo VI per trasformare l'area oggi adibita a mercato e a parcheggio, al confine tra i flussi di macchine in entrata e in uscita a nord di Vieste.

    Quanto costerà tutta l'operazione? Attorno ai 100 mila euro, compresi i nuovi alberi di leccio che dovranno sostituire gli storici “zappini” destinati al macero e i necessari lavori di sistemazione edilizia. Il tutto con il grande alibi che in casi come questo, ovunque, la riqualificazione urbana è il carburante per la spesa pubblica. Magari con fondi regionale ed europei.

   Una scelta opportuna? Varie voci si sono alzate a protestare per quella che sembra una spesa inutile, doppiamente inutile in questo momento.

   Ma si sa, quella è sempre stata una zona difficile, a cominciare da quando, negli anni '60, fu costruito tumultuosamente un quartiere con enormi cubature e dove gli spazi vuoti, cioè lo stadio e l'aria dell'attuale mercato-parcheggio più l'area verde, rimasero tali perchè i nuovi fabbricati sprofondavano.

   Attenzione: è pur vero che le radici hanno demolito, spostato i cordoli di cemento, ma perchè non c'è stata un'adeguata manutenzione per riparare ciò che era rotto? Almeno dall'estate del 2016 sino a oggi?

   La giostra dei sensi unici realizzati a pezzi e bocconi negli ultimi cinque anni in quella zona sarà nulla in confronto alla desertificazione dell'area, l'unica in tutto il quartiere. E pazienza se ormai i cani e i loro padroni sono i più assidui frequentatori della zona (molti sono educati e raccolgono la popò di Fido, molti altri no).

  Il guaio è che Maria Pecorelli, assessore ai Lavori Pubblici, ne ha fatto un puntiglio, chiamando riqualificazione quello che è un taglio indiscriminato e ingiustificato di piante che hanno più di trent'anni anni di vita, che offrono riparo a diverse specie di uccelli e ombra a chi si ferma a riposare lì sotto.

   E' questa la tesi sostenuta dal Wwf di Foggia che ha scritto ripetutamente al sindaco Nobiletti, naturalmente senza avwere risposta. E ora c'è pure l'esposto della Lipu. 

   Il “Me ne frego” del primo cittadino va avanti di pari passo con quello del suo assessore che ha scoperto – all'improvviso? - che le radici possono danneggiare non solo il marciapiede ma anche il parcheggio.  Che combinazione!

  A poca distanza ci sono strade sventrate da radici di pini d'Aleppo, che hanno sventrato l'asfalto in carreggiate larghe tre metri. E lo scandalo sarebbe quello di pini a poca distanza da un parcheggio e uno stadio? E il lungomare distrutto, cordoli e filette di marmo comprese, con inutili palme tutte morte o moribonde, pagate il triplo del loro valore quando furono messe?

  
    Naturalmente tutto questo è passato con una delibera di giunta e in consiglio comunale la voce contraria di Rita Cannarozzi (gruppo consiliare Democratici) ha dato testimonianza dell'errore della giunta. L'assessore ha risposto da par suo, dicendo che al posto degli alberi abbattuti verranno ripiantati  dei lecci.
   Giustissimo, ma per quanto siano resistenti, locali e indistruttibili, come si può vedere nella villa comunale di Vico e nelle strade di Ischitella, hanno un accrescimento lentissimo.   
   Diventeranno alti e frondosi in un trentennio, se tutto va bene.
   Nel frattempo quell'area sarà uno spiazzo brullo, buono per i bisogni dei cani e poco altro. Addio punto di ritrovo degli anziani e delle mamme che aspettano i figli che escono dalla vicina scuola.

   Ma non è tutto. Tanto per far capire chi comanda, in Comune hanno deciso di abbattere anche i pini della piccola villa lì vicino dove c'è la statuta di Papa Giovanni XXIII. Per i meravigliosi esemplari che stanno da decenni tra via Giovanni XXIII (ex via Fontana Vecchia sino agli anni '60) via Taranto e via Dalmazia pare proprio che non ci sia nulla da fare.