21/11/2018| 1737 articoli presenti
 

Cacciatori di Puglia
tra Vieste e Vico
Operativa la sede
nel cuore della
Foresta Umbra

Cacciatori di Puglia
tra Vieste e Vico
Operativa la sede
nel cuore della
Foresta Umbra

    FORESTA UMBRA – MONTE JACOTENENTE. Va bene, non si chiameranno Cacciatori del Gargano ma “Cacciatori di Puglia”.

    Non saranno un'ottantina, com'era stato ventilato nelle ultime settimane, ma saranno 57. E non resteranno tutti molto a lungo nella base aerea di Jacotenente, nel cuore della Foresta Umbra, perchè quando la sede nuova all'aereoporto di Amendola sarà completata si trasferiranno alle porte di Foggia. Quello che è certo però è che i rinforzi ci sono, sono superspecializzati e più che motivati, e opereranno in quattro squadriglie, compatti come le dita di due mani.

   E' questa la scommessa e la promessa che è stata fatta questa mattina dal comandante generale dei carabinieri, Giovanni Nistri, nel corso dell'istituzione solenne del nuovo reparto dell'Arma.

  Al suo fianco il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, un passato nelle forze armate con ruoli di ausilio e complemento nelle spedizioni internazionali e un presente di primo piano nel governo giallo-verde.

   L'orgoglio con cui ha presentato il reparto, la convinzione delle sue parole, fa piazza pulita di quello che a bassa voce si sperava negli ambienti della mafia garganica. In due parole continuità completa, nella guerra alla criminalità di Capitanata, con le scelte fatte dal predecessore al Viminale, il ministro Minniti, e rinnovate dal suo successore Salvini. Se l'uccisione dei due contadini a S.Giovanni Rotondo, giusto un anno fa, nel corso di una strage di mafia, è stato il punto di svolta nella voglia di combattere i mafiosi garganici, da parte dei vertici politici e militari non c'è più nessuna incertezza.

     “Rendo onore alla bandiera di guerra all'11° Reggimento dei Carabinieri Puglia – ha detto il generale Nistri – ricordando il sacrificio di sei militari morti dall'inizio dell'anno nella lotta al crimine. I baschi rossi, i carabinieri Cacciatori di Puglia, saranno radicati in queste zone e affiancheranno i loro colleghi dell'Arma, quando sarà necessario. E' pure chiaro che il controllo del territorio e la cattura dei latitanti saranno al primo punto del loro impegno. Ci saranno difficoltà all'inizio ma sono sicuro che saranno superate, con una conoscenza sempre più minuta del territorio”.

    “Le forze armate sono la spina dorsale del Paese, in ogni situazione – ha rincarato la dose il ministro Trenta – Sono onorata e orgogliosa di essere qui, quando aggiungiamo un altro tassello alla rete territoriale che ha il compito di sconfiggere i malavitosi. Noi mettiamo una presenza più capillare nella geografia criminale di queste zone. Il nostro modo di agire segue una linea che non è mai venuta meno, come ci ha insegnato il sacrificio del generale Della Chiesa, giusto 36 anni fa”.

   Sin qui la parte ufficiale della manifestazione che è diventata molto meno formale quando sono finiti gli squilli di tromba. Il ritrovo cameratesco tra colleghi delle varie specialità, la vicinanza non formale dei vertici dell'Arma, dal nuovo comandante dei Cc in Puglia, generale Alfonso Manzo al colonnello Marco Aquilio, comandante provinciale a Foggia, passando per i vertici delle autorità civili e religiose.

  Non è mancata infatti la presenza dell'assessore Piemontese, del sindaco Vico del Gargano, dell'assessore del Comune di Vieste, Starace, e di altre autorità locali, a cominciare da prefetto e questore. Non mancava neppure tra i viestani il signor Manzionna, presente forse come elento di raccordo con le famiglie che governano il sistema-turismo nel Gargano. Insomma, a giudicare dal livello delle presenze l'attenzione è stata alta.

   Molto, ma molto più alta, la partecipazione invisibile di tutti i cittadini che per forza di cose non hanno potuto essere presenti. Dimenticati per decenni da parte della politica ufficiale, hanno assistito impotenti all'aumento esponenziale dei reati di cui sono stati vittime.E per soprammercato hanno dovuto subire la derisione di chi li governava che sminuiva tutte le violenze come "residui di una società "gricola e pastorale". Ora che i morti ammazzati - quelli ufficiali - sono arrivati a quota 300 non lo dicono più. Ma nessuno va a chiedere conto a loro del loro minimizzare continuo e impunito.

La speranza dei cittadini onesti per voltar pagina non può essere tradita una volta di più.

5 settembre 2018