20/10/2018| 1734 articoli presenti
 

Omicidio Fabbiano
perquisizioni a Vieste
senza esito
Raduano fuori casa
e arrestato

Omicidio Fabbiano
perquisizioni a Vieste
senza esito
Raduano fuori casa
e arrestato

    VIESTE - L'arresto di Marco Raduano per mancato rispetto degli obblighi di sorveglianza speciale è stata sinora l'unica risposta visibile all'ottavo omicidio dell'ultimo capitolo della guerra tra i clan della mafia garaganica a Vieste. Nelle ultime 48 ore l'omicidio di Antonio Fabbiano, falciato l'altra notte da una raffica di kalasnikov in corso Tripoli, e i controlli alla ricerca di prove con lo stub, sono stati l'ultimo atto di una rivalità che in tre anni ha fatto a Vieste otto omicidi.  L'arresto di Raduano è avvenuto dopo che era stato visto nel territorio  di Peschici.

    Fabbiano, 25 anni, con precedenti per vari reati, è morto poche ore dopo l'agguato, nell'ospedale di S.Giovanni Rotondo. Di sicuro i killer non hanno voluto lasciar niente al caso visto che gli invetigatori hanno trovato, in quei pochi metri tra corso Tripoli e via Trepiccioni dov'è avvenuto l'omicidio, una ventina di bossoli tra pistola e mitra.

    Almeno due le persone che hanno sparato quindi, oltre alle immaginabili sentinelle che hanno garantito le vie di fuga; in quel punto la strada diventa un budello che finisce per essere un senso unico. Gli assassini sono andati sul sicuro sparando all'inguine e al torace: inutile la corsa all'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza.

   Per la prima volta la condanna da parte del sindaco in carica a Vieste è arrivata subito, senza minimizzare la gravità dell'accaduto. Va dato atto a Nobiletti che ha dato voce all'indignazione di una guerra che dagli anni '90 a oggi ha portato nel Gargano - ufficialmente - a 300 omicidi.

  "L'omicidio del giovane viestano ha tutti i connotati dell'ennesimo macabro tassello di una faida di mafia che si avvita sempre più in una spirale di sangue, di agguati e di sparatorie alla quale la città assiste sempre più sgomenta. Solo la casualità ha, per ora, evitato il coinvolgimento di persone innocenti".

     Al netto dell'inevitabile discorso di circostanza la sua posizione opera una distinzione netta tra la cittadinanza, vittima del conflitto e parte lesa, e le bande che operano sul territorio.

   Ma Nobiletti fa un passo avanti e punta il dito contro la frana di senso civico che trasforma gli assassini in eroi in armi contro il mondo: e dice basta. "Ancor più inquietante - ha aggiunto - è la presa crescente operata dai sodalizi mafiosi tra i giovani, determinando scelte di vita votate non più alla ricerca di un lavoro onesto, ma alla scalata di gerarchie criminali con suggestioni di guadagni facili. E' una deriva inaccettabile. Non possiamo accettare la convivenza abituale, l'assuefazione, o peggio la rassegnazione a tale situazione. E' in gioco il futuro della nostra comunità per il quale tutti dobbiamo sentirci coinvolti ed assumerci le responsabilità in un fronte unico ed unito nel chiedere, senza ulteriori rinvii, alle autorità competenti misure eccezionali per una situazione unica e straordinaria in tutta la sua drammaticità".

     A quando dunque un consiglio tutto dedicato alla criminalità viestana e garganica che metta insieme anche le vittime di strani incidenti, in mare come in campagna, quelle di lupara bianca, gli incendi mirati, gli ettari percorsi dal fuoco? Come insegna il vecchio detto, il medico pietoso fa la piaga verminosa; e i medici sanno che ignorare i sintomi porta a tumori incurabili.

    I silenzi adottati sinora per rimuovere questi fatti di sangue dall'immagine turistica è stata un suicidio che ha spinto i governi nazionali e i vertici della magistratura a non potenziare le indagini e le forze dell'ordine. Facile ora chiedere aiuto, ma bisogna essere onesti e ammettere gli sbagli fatti, ovvero le medicine rifiutate sinora.

     Solo a Vieste, nel solo 2017, sono stati sequestrate 8 delle 13 tonnellate di marijuana relative all'intera provincia di Foggia, arrivate con velocoi motoscafi dall'Albania, è chiaro che la posta in gioco non è la faida tra pastori, come per voluta imbecillità si è ripetuto per anni, ma una guerra con interesse giganteschi tra camorra e n'drangheta e mafia albanese.

    Per questo la catena di omicidi continuerà, chi vince prende tutta la posta in gioco visto che i sequestri di droga sono solo una minima parte di quello che viene sbarcato a terra.

     Sull'omicidio di Fabbiano polizia e carabinieri stanno mettendo a confronto i pochi elementi che hanno in mano. Come per gli altri omicidi, i killer hanno agito indisturbati e praticamente senza testimoni visto l'orario e il luogo. Poche incertezze sui mandanti e tutti puntano il dito contro la fazione di Marco Raduano, vittima poco più di un mese fa di un agguato fallito che lo ha ferito di striscio a un braccio e che è stato seguito da un altro omicidio eccellente del clan rivale.

    Dei killer, almeno due persone, si sono perse subito le tracce. Nella zona dell'agguato, infatti, non ci sono telecamere e la gente che vi abita sostiene di non aver visto nulla. Nella notte i carabinieri hanno ascoltato parenti ed amici della vittima ed eseguito cinque stub.

A Vieste, da quando fu ucciso il boss storico Angelo Notarangelo, sono stati compiuti otto omicidi (tra gli altri quello di Onofrio Notarangelo, fratello del boss Angelo, il 27 gennaio 2017; e di Giambattista Notarangelo, del 6 aprile 2018, cugino del boss), quattro agguati sono invece falliti e c'è stata la scomparsa, nel maggio 2017, di Pasquale Notarangelo, di 26 anni, figlio di Onofrio, ritenuto vittima della lupara bianca. Secondo le prime ipotesi, l'omicidio di Fabbiano sarebbe la risposta per l'uccisione, di Giambattista Notarangelo.

     Purtroppo di mafia garganica si parla solo quando scorre il sangue dei morti ammazzati. Il punto di svolta fu il duplice omicidio del 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis, quando due agricoltori furono assassinati solo perchè erano stati involontari testimoni, da lontano, dell'uccisione del boss Mario Luciano Romito e di suo cognato, Matteo De Palma: per questo furono inseguiti e finiti a colpi di fucile.

    Una strage ancora oggi impunita, nonostante l'invio di rinforzi deciso dal Viminale, come irrisolti sono i tanti omicidi compiuti e i tanti casi di lupara bianca.