20/10/2018| 1734 articoli presenti
 

Vieste, trovati altri resti umani
in una gravina a Paradiso Selvaggio
Un piede inviato al Ris per indagini

Vieste, trovati altri resti umani
in una gravina a Paradiso Selvaggio
Un piede inviato al Ris per indagini

VIESTE  --  Un'altro cimitero della mafia garganica? Quando tre giorni fa i carabinieri si sono ritrovati con alttri resti umani in fondo a una gravina hanno cominciato a pensare seriamente a questa ipotesi. Ma l'esplorazione di quella cavità profonda solo sei metri, a Paradiso Selvaggio, non aveva restituito molto e così il piede e alcune ossa, trovati nei resti di due stivali, sono subito state spedite ai Ris per arrivare all'identificazione.

   "Cacciatori degli Squadroni di Calabria e Sicilia, impegnati insieme a quelli di Sardegna in un lavoro di censimento degli anfratti naturali - scrivono in una nota i catabinieri -
hanno trovato le ossa di un piede sul fondo di una gravina. I militari hanno trovato un paio di vecchi stivali di gomma, del tipo di quelli generalmente usati per portare al pascolo e governare greggi e armenti, uno ormai quasi completamente disfatto, l'altro quasi integro. E proprio all'interno di quest'ultimo c'erano le falangi di un piede. Le condizioni di quanto ritrovato fanno inevitabilmente pensare che fossero là da tempo".
    Due ritrovamenti in pochi giorni sono qualcosa in più di una coincidenza. Vedremo nei prossimi messi se il nuovo corso, l'aumento di personale specializzato delle forze dell'ordine nella perlustrazione di boschi e campagne, continuerà a dare risultati come è accaduto sinora.

  Ma a chi appartengono i poveri resti umani ritrovati in quiesta gravina di Paradiso Selvaggio?
   "Proprio nella stessa località - annotano puntualmente i militari dell'Arma - il 6 luglio del 2011, era stata ritrovata la Fiat Punto del 41enne Francesco li Bergolis, misteriosamente scomparso un mese prima, appartenente alla nota famiglia di Monte Sant'Angelo, coinvolta in una sanguinosa faida che per anni ha disseminato di morti il Gargano".

  Già. E visto che quella zona è sotto lo stretto controllo del clan che guida la criminalità viestana, ci sono relazioni con quello che è stato trovato sinora? Con i resti di cadaveri oltre che con i fucili calibro 12 trovati ben nascosti in quelle colline e in quelle a fianco? Magari camuffati tra le macere in custodie e in nascondigli su misura?
   E' possibile dare un mome alle mani che hanno sparato e ucciso, oltre che un identità ai resti umani?
  Sono alcuni dei tanti interrogativi a cui la Dia e i reparti speciali della Polizia vorrebbero dare una risposta perchè i fili che legano omicidi, lupara bianca, estorsioni, depositi di armi e refurtiva oltre che di droga, sono legati tutti assieme.
   Ma per trent'anni le terre demaniali, le campagne, gli oliveti sono rimasti sguarniti come i boschi di una sorveglianza attiva. Ignorati volutamente, continuativamente, dai politici che pure dovevano amministrarle.
     L'unico segno di vita è stata la catena d'incendi che molti anni fa accompagnarono l'istituzione del Parco del Gargano.

  Da allora a oggi solo pochi sentieri battuti dagli escursionisti e dai pellegrini hanno visto la presenza umana; a parte, ovviamente, dei pastori delle masserie, dei cacciatori (che sanno bene dove avventurarsi senza rischiare le gomme tagliate) e di pochi agricoltori. 


    "L'opera dei Carabinieri Cacciatori - conclude la nota dei militari - è finalizzata a preparare il terreno ai colleghi che ormai a breve si stanzieranno definitivamente sul Promontorio. E' un lavoro che sta un po' alla volta costringendo il Gargano a restituire i corpi delle tante vittime di lupara bianca che, negli ultimi decenni, hanno accompagnato il radicamento della criminalità organizzata in territori meravigliosi come quelli di Vieste stessa, Mattinata e Monte Sant'Angelo, ma non solo, mettendone a gravissimo rischio ogni forma di vero sviluppo".


6 marzo 2018

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