12/12/2017| 1660 articoli presenti
 

Strage di S.Marco
il ministro a Foggia
Il Gargano piange
due vittime innocenti

Strage di S.Marco
il ministro a Foggia
Il Gargano piange
due vittime innocenti

VIESTE – Cosa porterà con se il ministro Minniti che oggi a Foggia presiede la riunione straordinaria del Comitato per l'Ordine pubblico? L'omicidio Romito nelle campagne di S.Marco in Lamis, più quello di suo cognato e l'assassinio a freddo di due contadini che stavano sudando sulla loro terra, servirà a far cambiare metodi di indagine?

Basta la montagna di 300 cadaveri in un trentennio e 17 dal gennaio di quest'anno per convincere i più recalcitranti che sul Gargano c'è una mafia vera e propria, che si è consolidata nel disenteresse, impaurito e con troppe collusioni, della classe dirigente locale? O c'è ancora qualche personaggio che continua a dire come ha fatto sino all'altro ieri che “si tratta solo di regolamento di conti tra qualche pastore?”

La strage di S.Marco in Lamis, paragonabile per spietatezza a quella di Duisburg compiuta dalla mafia in Germania esattamente 10 anni fa, sarà il punto di svolta che spingerà a potenziare l'apparato organizzativo dello Stato e degli enti locali per contrastare la criminalità organizzata?

Sono queste le domande che si fanno gli uomini che in divisa o fuori dalle istituzioni si pongono contro la logica mafiosa, e non solo quando c'è il sangue per terra.


Per loro c'è un'altra domanda. L'omicidio Trotta a Vieste, due settimane fa, è stato quello che dato via all'ultima battaglia per il predominio tra i 28 clan che tengono sotto il tallone Gargano e Capitanata? Il sequestro di due quintali e mezzo di Marijuana tre giorni fa a Vieste, un altro omicidio l'altro ieri verso Barletta , sono collegati al regolamento di conti che i clan emergenti vogliono tentare per chiudere la partita?

Vedremo cosa uscirà dall'incontro di oggi e dalle indagini dei prossimi mesi, anche se è prevedibile una raffica di arresti che non siano fatti solo per fare numeri.



Ora bisognerà vedere come reagirà la società civile. Ad esempio, quanti incontri pubblici ci sono stati, a Vieste come nei Comuni del Gargano, con l'ex Procuratore di Lucera Domenico

Seccia che sull'esperienza di centinaia di processi ha scritto il libro “La mafia innominabile?” Poche conferenze per presentare il volume, si contano sulle dita di una mano. Mafia innominabile appunto, perchè guai a chiamarla così altrimenti si sarebbe macchiato il buon nome del turismo del Promontorio!


Ora lo scandalo dei morti innocenti, dei due agricoltori di S.Marco in Lamis pianti dalle loro famiglie e dall'intera comunità garganica, ha dato occasione di cominciare a contare i risultati di tante dimenticanze: pilotate? Adesso anche i giudici più altoi in grado, alla Dda e alle Procure, contestano la sottovalutazione del fenomeno, così come ha fatto per anni – inascoltato -

Mario Luciano Romito, una lunga carriera criminale alle spalle e una posizione di vertice all'interno dell'organizzazione mafiosa del Gargano e della provincia di Foggia, era in carcere per una serie di rapine e assalti ai portavalori che avrebbe organizzato negli ultimi anni assieme al suo gruppo di fuoco. Queste almeno le accuse della Procura di Foggia che nell'ottobre del 2016 gli aveva notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il tribunale del Riesame ha però annullato quello specifico provvedimento.

A quel punto la Procura ha presentato ricorso in Cassazione ottenendo pienamente ragione, ritenendo che invece le esigenze cautelari ci fossero e ha rispedito tutto il fascicolo al Tribunale del Riesame dove sono state ferme giusto due mesi, il tempo necessario per far uscire Romito, che era in carcere per un'altra storia e pure a giudizio per una rapina a un portavalori. Il boss è uscito il 3 agosto. Una settimana più tardi l'omicidio: per far fuori lui hanno ammazzato il cognato e due agricoltori che non c'entravano nulla e che avevano la sola colpa di essere nel raggio visivo degli autori della strage.