23/11/2017| 1659 articoli presenti
 

Vieste, il clima
che cambia:
più siccità
e meno alici
in Adriatico
e nel Mediterraneo

Vieste, il clima
che cambia:
più siccità 
e meno alici 
in Adriatico
e nel Mediterraneo

VIESTE - "Andiamo al mare e quindi mangiamo pesce fresco". E' stata sempre questa una delle molle più forti che hanno spinto i turisti sulle nostre coste, privilegiando nei nostri ristoranti le ricette che profumavano, con zuppe e crostacei. E grande è stata la meraviglia - da sempre - di chi arrivava con il sapore in bocca di quello che chiamano "pesce" sulla Riviera Romagnola (tanti surgelati con due dita di crosta di pan grattato e uovo, tutto fritto) e scoprivano l'universo della cucina viestana.
   Per le alici marinate - altro che il sushi giapponese! - c'è chi perso la testa, scoprendo una cottura a freddo, fatta solo con la marinatura di limone, prezzemolo e aglio.
  Bene, l'universo che scorre sotto le onde del nostro mare sta cambiando in maniera vorticosa e le prime ad accorsene sono state le casalinghe assieme ai pescatori. Più di mille allarmi, forse più dei convegni che documentavano la distruzione dei fondali con le reti a strascico e gli altri tipi di cattura da sterminio, hanno visto che la materia prima era sparita. Sì, proprio il pesce azzurro, quello che negli anni '70 veniva incentivato per il consumo con le campagne governative.

  L'ultima mazzata? Il cambio del clima.   "Attenzione ai cambiamenti climatici globali, hanno rapporti strettissimi coi pesci e con quanto arriva nei nostri piatti: la siccità determina poca acqua dolce dai fiumi al mare, con diminuzione di acciughe, molto sensibili a questo parametro, perché viene modificata la loro capacità produttiva". Così parla Silvio Greco, presidente del comitato scientifico Slow Fish, all'inaugurazione a Genova, che ha sottolineato il nuovo record negativo per la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera che nel 2017 ha oltrepassato la soglia di 400 parti per milione.

   "Le specie di pesci nei piatti sono in netta diminuzione - ha continuato - Negli anni Sessanta si mangiavano abitualmente 40 tipi di pesce, ora solo una decina arriva sistematicamente sulle tavole case degli italiani".
  Nel suo appello Greco  propone anche la difesa dei tonni, una delle poche specie che segna una stabilità, con qualche possibilità di ripresa.  "Adesso i mari sono pieni di tonni, ma piccoli, lasciamoli crescere questi tonnetti. Bisogna dare ai pesci il tempo di riprodursi".
   Già. Anche a Vieste i pescatori più anziani ricordano tonni pescati da 150 chili mentre adesso quelli da 50 vengono già catturati come prede da esibire con orgoglio.
    Forse è il momento di offrire ai clienti, assieme ai piatti di pesce, anche il nostro orgoglio per pesci che continuiamo a pescare e a valorizzare in cucina con le nostre ricette. E di coinvolgerli nella salvaguardia del mare, che comincia dal piatto.