17/06/2019| 1739 articoli presenti
 

Pesce in tavola? Sì ma non dai pescherecci
Scattato il fermo biologico il 16 agosto
Quando comprate chiedete da dove viene

Pesce in tavola? Sì ma non dai pescherecci
Scattato il fermo biologico il 16 agosto
Quando comprate chiedete da dove viene

  VIESTE  --Dal 16 agosto il fermo pesca si è trasferito nell'Adriatico meridionale e quindi i pescherecci non dovranno calare più le reti. Per viestani e turisti quindi si apre una questione di fiducia quando si siedono a tavola: il pesce fritto arriva dalla piccola pesca (ammessa) fatta dai pescatori sotto costa oppure si tratta di pecato che arriva da altre parti del Mediterraneo.
 
     E quanto del prodotto che viene servito a tavola è surgelato oppure arriva in ghiaccio grazie ai canali dell'esportazione, da Grecia e Turchia?  "Circa il 70% è pesce d'importazione - risponde senza esitazioni Impresapesca che aderisce a Coldiretti - Il provvedimento di fermo si allarga al tratto di costa da Pesaro a Bari per 43 giorni dopo che era già scattato lo scorso 25 luglio nel tratto da Trieste a Rimini per un periodo analogo".

    "In un Paese come l'Italia che importa più di due pesci su tre nei territori interessati con il fermo biologico aumenta peraltro anche il rischio - sottolinea Coldiretti Impresapesca - di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare. Il blocco delle attività in Adriatico terminerà il 5 settembre nel tratto da Trieste a Rimini e il 26 settembre nel tratto da Pesaro a Bari".

  Una bella fregatura soprattutto se il pesce surgelato viene fatto passare per fresco. "Occorre verificare sul bancone l'etichetta, che per legge deve prevedere l'area di pesca (Gsa) - scandisce Impresapesca - con relativo numero".  Questo vale ovviamente per i tantissimi che vanno in pescheria mentre per gli ambulanti bisogna affidarsi alla loro parola.

   Per chi indica in etichetta le provenienze, quelle  da preferire sono quelle di casa nostra: Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).

 
    Eppure in un tempo non lontano le coste del Gargano e soprattutto quelle viestane pullulavano di pesci. A settempre con la tcnica della rete tirata dalla spiaggia, la cosiddetta "pedarola" si pescavano anche i cefali vicino alle correnti in fondo alla Scialara e subito dopo il Ponte, nella spiaggia di Portonuovo.
  Chi ricorda oggi che la grande Cirio già da prima della guerra aveva a Vieste il più grande centro d'inscatolamnto del pesce azzurro? La cartolina che riproduziamo qui sopra dà conto, nel 1949, di questa ricchezza ittica oggi scomparsa.

  C'è il ragazzino con la "grascia", cioè l'abbondanza del pescato e sopra lo stabilimento di lavorazione, di cui restano i ruderi nelle pianoro sopra il porto, unica testimonianza di archeologia industriale.

17 agosto 2016