16/07/2019| 1745 articoli presenti
 

Vieste, addio
a Michele Trimigno
Portò Mattei
a scoprire Pugnochiuso
e le grotte

Vieste, addio
a Michele Trimigno
Portò Mattei 
a scoprire Pugnochiuso
e le grotte

VIESTE - Se n'è andato in silenzio domenica  mattina Michele Trimigno, figura di spicco del turismo garganico e pioniere della scoperta delle grotte marine.

  Con orgoglio, nei suoi biglietti da visita come sui volantini pubblicitari, ci teneva a mettere questa parola a cui lui teneva più di ogni altra. "Scopritore" delle grotte marine e ci teneva più del titolo di Cavaliere della Repubblica che gli fu concesso nel 1976 dal  Presidente Giovanni Leone.
  Proprio così, quasi fosse stato Livingston in Africa e non invece il Michele di Vieste, quello scavezzacollo tutto pelle e muscoli che sin da bambino si dimostrava più azzardoso degli altri nei tuffi tra gli scogli; per tutti voleva essere un esploratore con tanto di riconoscimento.

  Lui, pescatore e cresciuto tra reti e barche sin da bambino, non si accontentava di girare costa costa per prendere sardine e cefali. Già nel 1954, quando le grotte tra Vieste e Mattinata erano state abbondantemente scoperte e riscoperte dai contrabbandieri di sigarette e di olio d'oliva, si era perso a contemplare i giochi di luce. E quando la parola ecologia apparteneva solo a una ristretta cerchia di naturalisti lui raccontava agli amici di queste meraviglie visibili solo dal mare.

  E fu per questo che la sua vita cambiò. A trent'anni, nel 1958, una mattina al porto qualcuno gli chiese di accompagnare lungo la costa un ricco signore del nord a fare un giro per mare. Una passeggiata. L'uomo vestito di chiaro, con il cappello e gli occhiali da sole anche in barca (come gli eroi del cinematografo per quei tempi) parlava poco e ascoltava molto. Michele, per nulla intimidito, raccontava e raccontava e raccontava, senza smettere mai. 

   Quell'ospite così piccolo e importante, accompagnato da uomini di fiducia, lo salutò lasciandogli una mancia che era pari a un mese di lavoro, di buona pesca. Fu così che iniziò l'avventura di Enrico Mattei sul Gargano che decise definitivamente di costruire il complesso alberghiero di Pugnochiuso.
    Sino a quel momento ci era arrivato solo via terra, seguendo l'invito del deputato democristiano di Foggia, Vincenzo Russo, che ben conosceva la sua passione per la caccia.

   Trimigno sentì parlare per la prima volta di turismo e turisti, dell'impegno dell'Agip, di cui aveva conosciuto il presidente, e capì che le grotte marine potevano essere interessanti anche per tanta altra gente, disposta a spendere per girare il mare con la sua barca. E quando Pugnochiuso ebbe successo lui era in prima fila a raccoglierne i frutti, portando i facoltosi ospiti a spasso tra le baie del Gargano, che divennero famose come quelle che pochi anni più tardi soppiantarono - in Sardegna - le immagini del mare cristallino e delle rocce che finivano a mare. 
 
  Per lui e la sua generazioni furono gli anni ruggenti, del divertimento e dei guadagni folli. Folli, sia chiaro, per l'epoca in cui a Vieste la quasi totalità di chi non era emigrato faceva la spesa a credito nelle botteghe di alimentari e la campagna era l'unico reddito. 

   Ma già alla fine degli anni '60 la situazione era cambiata. Il turismo cominciava a svegliarsi e a metà degli anni Settata Vieste era irriconoscibile. Lui e i suoi figli, a cominciare da Graziano che diventerà in breve il leader del gruppo, iniziarono  a fare numeri sempre più alti con varie barche; poi ognuno prese la sua strada e sempre Graziano,ad esempio, con la sua Desireè è un punto di riferimento per chi vuole conoscere le grotte, patrimonio ormai di tutti coloro che hanno un gommone o una canoa e che amano girare per mare.

  Di don Michele, come lo chiamavano gli amici, restano le sue immagini di cinquant'anni fa, dritto in piedi sulla sua barchetta, da solo: di lui fecero anche una cartolina. Persino la Rai, nei suoi documentari dell'epoca, lo chiamò come guida e lo riprese come cicerone tra mare e rocce; chi ha visto le trasmissioni di Onda Blu di due anni fa ha potuto ammirare quelle riprese in bianco e nero che testimoniano passione e pionierismo in un settore che stava nascendo.

   Negli ultimi anni i figli erano sempre più in apprensione per le sue uscite in barca, in ogni stagione o quasi. E sempre solo, per una pescata o una passeggiata. E la preoccupazione si moltiplicò quando comunicò la sua decisione di lasciare la sua barca e il suo mare. Così disse e così fece, limitandosi a qualche passeggiata lungo i moli sino all'epilogo finale. Pochi mesi l'aggravamento della malattia sino alla scomparsa.
 
  I funerali si svolgeranno questa mattina alle 10.30 nella chiesa del SS. Sacramento.  
   
21 giugno 2015
aggiornato 22 giugno