21/11/2018| 1737 articoli presenti
 

Il 4 novembre celebrato a Vieste
Deposta una corona al monumento
dei caduti di tutte le guerre

Il 4 novembre celebrato a Vieste
Deposta una corona al monumento
dei caduti di tutte le guerre

VIESTE  -  Una messa solenne con il vescovo D'Ambrosio in Cattedrale e poi un breve corteo sino almonumento che si corso Fazzini ricorda il sacrificio dei caduti di tutte le guerre.
  Così, con una corona di fiori e alla presenza dei condanti delle forze armate e di polizia presenti a Vieste (Capitaneria, carabinieri, Finanza, Polizia Locale) e delle associazioni d'arma, si è conclusa la parte pubblica delle celebrazioni per ricordare la fine della prima guerra mondiale. Sindaco in prima fila con la fascia tricolore in rappresentanza del Comune.

   Non ci sono stati discorsi ufficiali, che sarebbero comunque stati utili per ricordare, anche brevemente e senza retorica, il sacrificio di chi è morto, partendo dalle nostre terre per morire davanti ai reticolati e alle mitragliatrici nelle fangose trincee del Carso e delle Alpi. Freddo, fame ed epidemia arrivarono per portare compimento quello che il fuoco nemico non era riuscito a fare. E la durezza dei regolamenti feroci di Cadorna, le fucilazioni sommarie, contro i nostri soldati amplificarono il conto di morti - 600 mila quelli ufficiali - come quello dei feriti e mutilati, ovvero quasi 1 milione e mezzo.
   Una catastrofe pagata duramente anche dalla nazione che però per la prima volta imparò a conoscersi e riconoscersi nella sofferenza comune. I tanti comitati che sorsero per l'assistenza ai combattenti, come accadde anche a Vieste, sono la pagina più nobile di un conflitto dove la follia dei Savoia e degli alti comandi militari impedì persino la consegna ai nostri soldati prigionieri di ricevere indumenti e cibo dalle loro famiglie.
  Un'infamia, prima ancora che una vergogna.
  Peggio del peggio: tutti i soldati italiani, tornati vivi dalla prigionia, furono processati come i disertori: caso anche questo unico nella storia delle guerre, anche se i morti dopo la cattura furono 100 mila.  E si badi sempre che questi dati arrivano da fonti militari.

  Non a caso le potenze alleate, subito dopo la disfatta di Caporetto, posero un diktat a re Vittorio Emanuele: fuori dai piedi Cadorna, subito, altrimenti gli aiuti di Francia, Inghilterra e Stati Uniti non si sarebbero mossi. Tutto scritto, nero su bianco, ma questo lo si trova documentato solo tra gli specialisti di storia contemporanea. Nei libri di scuola si insiste sulla retorica, evitando di re che l'eroismo di chi andò al fronte valeva doppio rispetto a quello degli altri soldati stranieri.
   Paradossalmente chi lo ammise fu proprio il generale napoletano Armando Diaz, che in un anno portò alla vittoria l'esercito italiano cambiando strategia e il trattamento dei soldati.

  Nel comunicato della vittoria, il 4 novembre, sta scritto che il nostro esercito era inferiore in numeri e armamenti.
  Ed è stato giusto anche ricordare il sacrificio del cacciatorpediniere Turbine, inseguito da Barletta sino a Vieste da due unità della Marina austriaca e poi da un altra al largo del Gargano, dove venne affondato. I marinai austriaci soccorsero i più di 40 marinai che si salvarono e non cannoneggiarono più la nostra nave in fiamme.

  A noi, un secolo dopo, corre l'obbligo di abbassare il capo e ricordare il sacrificio durissimo di tutti loro, anche di chi tornò a casa sano e salvo. Onore ai caduti e alle loro famiglie, anche cento anni dopo.

4 novembre 2018