21/11/2018| 1737 articoli presenti
 

Vieste, per elimare i capi dei clan
della mafia marganica ora è nato
un gruppo speciale della Polizia

Vieste, per elimare i capi dei clan
della mafia marganica ora è nato
un gruppo speciale della Polizia

   VIESTE – Parte con un'operazione in grande stile, tutta centrata sui malavitosi viestani, il debutto di un'unità investigativa specializzata della Polizia.

    Si chiama Gruppo Gargano ed è il nome della squadra, creata su impulso del Questore di Foggia, Mario Della Cioppa, che ha condotto l'operazione 'Agosto di Fuoco', mettendo al fresco i vertici dei clan più violenti della mafia garganica.

   L'operazione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. In questa maniera la repressione a tenaglia, tra la Polizia con il gruppo specializzato e i carabinieri con i Cacciatori del Gargano, potrà avere una maggiore efficacia.

  Tre le operazioni che in piena estate hanno consentito l'arresto - tra gli altri - di Marco Raduano, 35enne di Vieste e di Claudio e Giovanni Iannoli, di 42 e 32 anni.

   I tre, sostengono gli inquirenti, sarebbero gli esponenti di vertice di organizzazioni mafiose dedite al traffico di ingenti quantitativi di droga con l'aggravante del metodo mafioso.
Il 35enne è stato arrestato nei giorni scorsi assieme al nipote, Liberantonio Azzarone, di 28 anni - e a Luigi e Gianluigi Troiano, rispettivamente padre e figlio di 55 e 25 anni.

    Il nipote del presunto capoclan, ha retto il gruppo quando lo zio era in carcere; gli altri due invece, approfittando del loro lavoro di guardiani, usavano case estive sfitte e di cui avevano le chiavi come depositi in cui conservare e staccare la droga.

   Gli Iannoli sarebbero luogotenenti del clan avverso a quello capeggiato da Raduano e riconducibile a Girolamo Perna.

   Proprio nel periodo di detenzione di Perna, i due avrebbero gestito le attività illecite del gruppo, usando una abitazione base logistica per il taglio e confezionamento di stupefacenti. I due erano in possesso di pistole e fucili. Droga e armi sono stati sequestrati.

   "Devo ricordare che più volte l'impegno della Dda di bari è stato così penetrante che ha dovuto anche superare un certo dato oggettivo, cioè che più volte in primo grado non è stata riconosciuta l'aggravante mafiosa e che più volte in corte di appello e corte di cassazione il riconoscimento è stato dato".

   Così Francesco Giannella, coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia, a margine della conferenza stampa che si è svolta oggi a Bari.
   "Questo testimonia - ha sottolineato Giannella - che l'impegno della Dda si spinge fino a insistere fino all'ultimo grado di giudizio per ottenere il riconoscimento di una realtà che è sotto gli occhi di tutti e cioè che le organizzazioni di quell'area hanno tutte le caratteristiche delle associazioni di stampo mafioso".


27 agosto 2018