21/11/2018| 1737 articoli presenti
 

Da Vieste a Merino i pellegrini
ripercorrono i sentieri della fede
Beltempo e migliaia di partecipanti

Da Vieste a Merino i pellegrini
ripercorrono i sentieri della fede
Beltempo e migliaia di partecipanti

  VIESTE  -- Una festa di Santa Maria in tono minore quella di quest'anno, e non certo per la partecipazione dei fedeli nè per la gioia di ritrovarsi tra viestani di tutte le età. Famiglie riunite e amicizie riscoperte, questi doni più grossi per una celebrazione religiosa e civile che da mezzo millennio mette la patrona S.Maria di Merino al centro di Vieste per il 9 maggio.
   Nulla da dire neppure sotto l'aspetto organizzativo, con le confraternita in primo piano, arricchite ormai dalle quote rosa con le donne vestite con le stesse divise dei confratelli uomini, e sui momenti di preghiera che si sono alternati tra Cattedrale, messe serali e celebrazione di questa mattina, prima dell'oceanica processione che ha coinvolto migliaia di viestani.

  Il fatto è che alla vigilia della celebrazione della Patrona di Vieste è venuto a mancare il vescovo Santoro, dopo una lunga malattia. Dopo le esequie a Manfredonia è stato sepolto ad Altamura, suo paese di nascita.
    Così, in segno di lutto, le luminarie sono state accese solo alla vigilia e sono rimaste spente, anche se già installate, nei giorni precedenti.  Stesso silenzio doveroso per i "calcass", fuochi d'artificio prima del 9 maggio e anche la mattina. Così Vieste ha ricordato il vescovo scomparso.

 Certo, i viestani non hanno fatto mancare il loro affetto al vescovo emerito, D'Ambrosio, che è venuto a presiedere le celebrazioni religiose.
    Un nome importante nella lunga serie dei presuli che hanno guidato la lunga storia della Diocesi di Vieste, anche quando ai primi dell'800 è stata accorpata a Manfredonia.
  Mons. D'Ambrosio infatti, originario di Peschici, conosce molto bene il suo Gargano tanto che è stato il primo vescovo della nuova diocesi costituita con l'aggiunta di S.Giovanni Rotondo quando ha avuto dignità vescovile. E ancora, la sua firma sulla lapide di marmo a destra dell'entrata, sul muro esterno verso la scalinata, ricorda gli ultimi restauri del 2009.
  
   Un clima da festa in famiglia insomma, offuscato dalla mancanza di chi ha guidato la diocesi.
   Per il resto dalla prima mattina ragazzi e ragazze hanno cominciato aad affollarsi attorno alla villa comunale per trovare posto nel corteo. E alttrettanto hanno fatto gli adulti che si sono attrezzati per percorrere i chilometri che conducono da secoli i viestani al santuario di Merino.

    Da non dimenticare un dettaglio non secondario. A chi ha potuto essere presente, il cielo ha risparmiato quella pioggia ipotizzata e temuta sino a martedì sera. Così, da Sidney a Toronto passando da Città del Capo, dalla Germania all'Irlanda, i viestani all'estero hanno potuto seguire in tutta la sua meraviglia la manifestazione  via web, minuto per minuto, dalla messa al lungo corteo, con i fedeli che si alternavano a portare il baldacchino della Madonna di Merino.

9 maggio 2018