18/06/2019| 1739 articoli presenti
 

Don Ciotti all'Ipssar
"Ogni giorno
è utile
per combattere
la battaglia
per la legalità"

Don Ciotti all'Ipssar

VIESTE  -- "La battaglia per la legalità? Cari ragazzi, devo darvi una notizia: si combatte per 365 giorni all'anno". 
   Così, con una battuta che ha spiazzato i ragazzi, don Ciotti ha iniziato il suo discorso davanti agli studenti dell'Ipssar. 
  Ad ascoltarlo c'erano tutti, insegnanti compresi. La fama di questo sacerdote controcorrente, fondatore dei primi gruppi di aiuto contro la droga e apostolo delle battaglie contro le mafie, era tale che non è stato necessario spingere nessuno; anche i più svogliati si sono messi in fila per entrare.

   Un'occasione più unica che rara. La prima volta a Vieste, senza fanfare, ma con un'immensa voglia di parlare ai giovani e di rincuorarli.  "A tutti capita di avere paura ma che importa quando vai avanti seguendo la tua coscienza e le leggi che chiedi agli altri per essere rispettato?  Anche io, quando ho saputo che Totò Riina mi aveva indicato come nemico numero uno per la mafia e i mafiosi mi sono impensierito. Ma poi mi è passata ... Ho tante cose da fare".

   La paura e la speranza, il coraggio quotidiano per essere liberi e non servi e tanto altro ancora. Il carisma del sacerdote cresciuto a Torino e vissuto in tutte le periferie italiane ha conquistato anche i più scettici. Per lui, che mette sullo stesso piano il Vangelo e la Costituzione, che in quarant'anni di lavoro ininterrotto ha sollecitato le confessioni di ex malavitosi ed è stato capace di innescare manifestazioni e attenzione dal Parlamento sulle mafie, la giornata viestana si è trasformata anche in un grande tributo d'affetto.
  E se a fine mattinata molti gli hanno chiesto l'autografo come come se fosse una rockstar, gli insegnanti non nascondevano la loro soddisfazione per il buon esito dell'incontro.  "Per noi è stato un incontro che ci ha arricchito moltissimo " ha commentato il preside Soldano che ha avuto buon gioco nel passare il testimone alla professoressa Starace che ha illustrato il progetto in quattro tappe sulla legalità. A fine marzo i braccialetti e le candele accese per le vittime di mafia, e ora il botto con il personaggio nazionale più noto nella mobilitazione popolare contro la malavita organizzata.

   Mentre lo tiravano per la giacca per andare in mensa don Ciotti ha stretto mano, ha chiesto i nomi di chi incontrava, si è fermato a parlare con chi gli facea domande. E alla fine si è complimentato per il pranzo e per la capacità degli studenti. 
   Poco prima, in assemblea, gli avevano posto la domand più insidiosa, quella sugli infami e gli sbirri. "La fiducia si tradisce in molti modi - ha detto in buona sostanza - Ma la complicità nel coprire le sporcizie non si può certo considerare lealtà". E sulle droghe è insorto, ben consapevole delle aperture che sono venute dalla sua parte, da molti anni, per una distribuzione controllata degli stupefacenti. "Ma come - si è chiesto - lo Stato riconosce legittimità al gioco d'azzardo che distrugge le famiglie ed è la cassaforte di ogni mafia, accetta di essere complice nel commercio delle sigarette e poi fa la faccia feroce con il ragazzo che si fa le canne?"
   Applausi a scena aperta.
   
   Quando è andato via, sempre accompagnato dai fedelissimi della sua scorta, è stato invitato a tornare. Ovviamente. Del resto il suo arrivo era una sorta di debito morale nei confronti di Daniela Marcone, foggiana, già ospite dell'Ipssar un paio di anni fa. Lei ora è nel direttivo nazionale di Libera. Vent'anni fa rimase orfana perchè una mano assassina, rimasta sinora ignota, le uccise il padre in un agguato. La sua colpa? Quella di aver fatto rispettare la legge come direttore dell' Ufficio del Registro a Foggia.
    Tutto si tiene, ancora una volta.

21 aprile 2015