20/10/2017| 1655 articoli presenti
 

S.Nicandro
deve salvare
dall'incuria
gli affreschi
della chiesa
romanica

S.Nicandro
deve salvare
dall'incuria
gli affreschi
della chiesa
romanica

S. NICANDRO – Un nostro lettore lancia un appello sulla tutela e la salvaguardia di un'antichissima chiesa romanica sulle alte colline dietro il lago di Varano e che è l'ultima testimonianza di una comunità serbo-croata che si ambientò in Gargano prima dell'anno Mille, seguendo i canoni religiosi bizantini. Di quel paese sono rimasti pochi ruderi e la chiesa con i suoi affreschi: proprio sui questi ultimi si appunta la ricerca dello studioso Gianclaudio Petrucci che ha pubblicato il libro “Gli affreschi della chiesa di S. Maria di Devia”.

“Oggi la Madonna di Devia viene celebrata il 15 agosto, e si ritiene sia sempre stato così da secoli – scrive Franco Giuliani - Invece questo libro ha svelato un’altra realtà: nei secoli passati la festa avveniva nella seconda domenica di Pasqua (Domenica in Albis) fino agli inizi del '900. Poi nuove disposizioni ecclesiastiche hanno spostato la ricorrenza al giorno di Ferragosto. Una curiosità che non conoscevo, ben nascosta tra i manoscritti scovati da Petrucci.

Un’altra piacevole scoperta è che il primo ad interessarsi della chiesa e dell'abitato di Devia è stato un mio conterraneo, il sanseverese Vittorio Russi: fu lui a «mettere ordine» nelle congetture topografiche a quel tempo più accreditate. Si riteneva che i resti di Monte d'Elio appartenevano al villaggio di Mileto, mentre Russi fu il primo a leggere in quelle rovine le tracce di Devia. E fu sempre lui a segnalare al Ministero la presenza della chiesa di S. Maria, ridotta a un rudere, e dei suoi affreschi. Petrucci ricostruisce abilmente questi fatti, e restituisce a Russi il merito di aver salvato dall'oblio l'intero sito.

Mi piace conoscere la storia della Daunia, ho letto altri libri sulla chiesa e sulla città di Devia, ma questa è la monografia più completa finora pubblicata: è un saggio di piacevole lettura, ben strutturato e ben scritto, con ricostruzioni storiche chiare,
spiegazioni precise dei dipinti, e completo di tutto: fotografie storiche, recenti e documenti inediti”.

“Un'ultima amara riflessione – conclude - voglio farla sul capitolo «Presente e futuro». Petrucci lamenta una situazione precaria e di abbandono, e indica alcune possibili soluzioni. E ha assolutamente ragione. I suoi suggerimenti vanno nella giusta direzione, e non potrebbe essere altrimenti visti i suoi studi specifici, e l’intima conoscenza di quei luoghi avendo curato visite guidate gratuite per molto tempo. Ma a distanza di due anni nessuno ha ascoltato le sue parole e la situazione non è migliorata, anzi se è possibile è pure peggiorata.
Frequento il sito di Monte d'Elio da decenni, con i miei cari e amici di famiglia, e ho assistito a diverse fasi: le tante negative e i pochi sforzi di recupero, tutti falliti. Mi sono sempre chiesto quali potessero essere le ragioni di tanto disinteresse, ma non sono ancora riuscito a spiegarmelo.

Faccio appello ai sannicandresi e a tutti i garganici, affinché si riapproprino di quel luogo, che è pubblico e giammai dovrà diventare privato, e lo difendano da degenerazioni con sbocchi incerti”.