19/04/2021| 1770 articoli presenti
 

Condannato all'ergastolo e poi assolto
Da libero uccide l'amante della moglie

Condannato all'ergastolo e poi assolto 
Da libero uccide l'amante della moglie

S. MARCO IN LAMIS - No, la mafia garganica questa volta non c'entra. Dietro l'omicidio di un anno fa di Ciro Ciavarella a San Marco in Lamis ci sarebbe solo una storia di corna e di tradimenti.
E' questa la conclusione a cui sono giunti gli inquirenti che hanno arrestato Damiano Soccio, 31 anni, arrestato oggi per l'omicidio compiuto nel novembre del 2011.

Ci sono voluti due anni per inchiodare con prove che i carabinieri ritengono definitive, l'omicida. 
Dietro a tutto a tutto ci sarebbe un movente antico quanto il mondo, la gelosia. Secondo l'accusa Soccio, mentre era in carcere con la condanna per un duplice omicidio, si era accorto delle attenzioni ( e anche qualcosa di più) tra Ciavarella e la moglie. Così, dopo essere tornato in libertà in seguito al processo d'appello, ha ammazzato quello che riteneva l'amante della moglie. Un omicidio vero e documentato, secondo le risultanze delle indagini.

E la gelosia? Fondata anche quella, a giudicare dalle migliaia di sms inviati da Ciavarella alla moglie di Soccio mentre quest'ultimo era dietro le sbarre.

   La relazione infatti sarebbe nata nel periodo in cui Soccio era
rinchiuso in carcere perché accusato di duplice omicidio: avrebbe dovuto scontare l'ergastolo, secondo il primo processo, ma nel maggio 2011 fu assolto e quindi scarcerato. Sei mesi dopo sparò all'amante della moglie per dare un esempio a tutti: lui, secondo la sua mentalità, non si faceva prendere per fesso da nessuno.

Le indagini dopo l'omicidio di Ciavarella si erano concentrate subito su Soccio e le prove, secondo i carabinieri, sono arrivate con l'esame stub eseguito la sera dell'omicidio e dai tabulati telefonici che evidenziavano, tra l'altro, migliaia di sms scambiati tra la vittima e la moglie di Soccio nel periodo in cui era in carcere. Le indagini dei
carabinieri sono state coordinate dai pm Giuseppina Gravina e
Alessandra Fini.

"Abbiamo risolto un omicidio che aveva destato enorme
scalpore" ha concluso senza trionfalismi il Procuratore della Repubblica di Foggia, Vincenzo Russo, nel corso dell'ultima conferenza stampa a Foggia, dopo un'impegnativa guida a capo della macchina giudiziaria più importante della Capitanata. Ed è tutto in questa frase l'addio che ha dato ai suoi colleghi e ai cittadini visto che a breve prenderà servizio a Lodi, a poca distanza da Milano,   dove è stato di recente trasferito.