19/04/2021| 1770 articoli presenti
 

Premiata Francesca Notarangelo
Scienziata negli Usa per ricerche sull'Alzheimer

Premiata Francesca Notarangelo 
Scienziata negli Usa per ricerche sull'Alzheimer

VIESTE - Tenetela d'occhio, anche se pensate che tra qualche anno potreste non aver affatto bisogno di lei. Incrociando le dita nessuno vorrebbe essere malato di Alzheimer o del morbo di Huntington o dal Parkinson, a 30 anni come a 60 o 70.
 
Ma sarà proprio grazie a una giovane ricercatrice viestana che vive da cinque anni negli Stati Uniti se queste malattie potranno essere sconfitte in tempi ragionevolmente brevi. Anzi, potremmo dire anche grazie a lei visto che Francesca Notarangelo, 30 anni compiuti e un attività senza soste in un laboratorio scientifico di Baltimora, appartiene a quella genìa di giovani con la valigia, sempre pronti a spostarsi nel mondo per seguire i propri sogni e i progetti di ricerca.

"Non esageriamo - dice con modestia - Questi studi coinvolgono centinaia di persone ma gli Usa sono i più avanzati al mondo per questo tipo di ricerca. Nel Maryland dove vivo ora non mi manca nulla anche se passo all'università tutta la giornata sino a sera; spesso lavoro anche il sabato mattina o a volte la domenica, ma non me ne pento, visto i risultati ottenuti".

Proprio oggi ha ricevuto il Premio Guidetti, un riconoscimento consegnatole da una Fondazione che si occupa di premiare gli scienziati in erba. Per lei questo riconoscimento vale doppio perchè è arrivato a Modena, dove si è laureata a pieni voti nel 2006 e dove subito ha ottenuto un dottorato, e perchè il premio è intitolato a un ricercatore che conosceva bene. Fu proprio lui, Guidetti, che l'aveva affiancata nell'ateneo emiliano a proporla ai colleghi statunitensi. 
Ma quando lei attraverso l'oceano e sbarcò per la prima volta negli States, Paolo Guidetti era moto da pochi giorni per un raro tumore giovanile. Per Francesca sfumò la possibilità di un lavoro a quattro mani e capì che doveva meritare gli elogi di chi l'aveva preceduta al Maryland Psychiatry Research Center.

Così è stato. A quattro anni di distanza ha un permesso triennale di residenza negli Usa e quando otterrà dall'università il grado di "faculty" potrà dire di non aver problemi per la residenza di lungo corso. Del resto il capo del suo staff ha fiducia in lei e la recente scoperta delle "kinunerine" apre orizzonti insperati per la cura delle malattie neurodegenerative e per i malati di demenza senile o comunque la si voglia chiamare.

In questi giorni è a Vieste, torna a casa in famiglia una, due volte all'anno al massimo. Non chiedetele autografi, diventerebbe rossa per l'imbarazzo. In fondo è sempre la ragazza che avete conosciuto al liceo scientifico, dove si è diplomata con 100/100, o la stagista della reception dell'Hotel Aurora. Esperienza da giovanissima, poi ha lasciato tutto per lo studio. Progetti? Il fidanzato è un coetaneo americano, programmatore elettronico, e lo ha portato a Vieste per farlo conoscere ai genitori, come doveroso.

Ma se le chiedete quali sono le sue priorità risponde con un sorriso disarmante: "Il lavoro, of course!"
Non resta che aspettare. Per ora la sperimentazione del farmaco è a livello embrionale e ci sono i topolini da laboratorio a far da cavie. Tra un paio d'anni sapremo se e come si passera alla ricerca sull'uomo.