20/10/2017| 1655 articoli presenti
 

L'estremo saluto a Francesco Manzini sindaco di Vieste dal 1952 al 1954

L'estremo saluto a Francesco Manzini sindaco di Vieste dal 1952 al 1954

VIESTE - A 87 anni si è spento Francesco Manzini, terzo sindaco di Vieste nel dopoguerra, che a metà degli anni '50 si trasferì a Foggia per assumere l'impiego alle Poste e lì ha continuato tutta la carriera sino a diventare direttore provinciale.


Altri tempi: quando la politica era più passione che interesse lasciò la carica a metà mandato, dopo due anni e mezzo, perchè aveva trovato un lavoro vicendo il concorso per l'ente pubblico.

Il posto sicuro era più importante di ogni altra carriera. A soli 20 anni era dirigente di Azione Cattolica e questo fu il suo trampolino.

Nel deserto di esperienza fatto dal fascismo che aveva eliminato per vent'anni ogni organizzazione politica (a eccezione di quelle cattoliche che comunque non erano cotnrarie al regime)  l'impegno di quel giovane viestano fu notato dai dirigenti della Democrazia Cristiana che puntarono su di lui. E a 27 anni si ritrovò sindaco.


Ecco il ricordo affettuoso lasciatoci da Ludovico Ragno che di Manzini fu amico per più di sessant'anni. Anche lui primo cittadino in anni successivi, gli rimase a fianco sempre nel confronto fra diverse esperienze amministrative e mantenne con lui un rapporto di corrispondenza che non si è mai interrotto.

Manzini lascia la moglie Teresa e i figli Maria Pina e Federico.


"Non ci sono molte parole e commenti quando se ne va una persona come il dott. Francesco Manzini. Crediamo che il ricordo del suo miglior amico, Ludovico Ragno, che con parole vere ed affettuose ci ricorda l'uomo e la sua vita, ecco perchè proponiamo ai nostri lettori quanto pronunciato nella messa funebre.

 

"E?? con profonda commozione che prendo la parola per rendere - ricorda Ragno - l??estremo saluto, in unità con i familiari, all??amico, cittadino esemplare, dott. Francesco Manzini, Franco in famiglia e per gli amici.

 

Un uomo vissuto nella serena interazione dell??affetto famigliare, sia con i congiunti della casa originaria e sia con i componenti il nucleo costituito con la degna sua consorte per tanti versi meritoria.

 

Fuori dell??ambito domestico, Franco Manzini è stato un uomo che nel corso di una vita operosa, ha saputo coniugare la capacità dell??agire con l??innata semplicità, evidente anche nell??esercizio delle sue competenze in posizioni di primo piano.

 

Di carattere riservato ma cordiale, sensibile ai problemi sociali del mondo circostante, ha saputo relazionarsi con la gente comune e con quelli che contano con grande equilibrio e senso di responsabilità, e, verso i primi,  la gente comune, con più umanità quand??era possibile e necessario.

 

Non per caso ho detto prima che è stato un cittadino esemplare. Ad intenderlo, basta ripercorrere brevemente il percorso della sua vita.

Laureatosi in giurisprudenza, si fermò nella natia Vieste, e qui iniziò a fare pratica forense. In pari tempo accettò l??incarico a dirigere l??Azione Cattolica. Era un idealista, e come tale e come cattolico osservante scelse di partecipare alla vita pubblica, intesa come servizio, nella parte politica alla quale più si sentiva vicino come democratico e cristiano.

 

Un paio di anni dopo diventò segretario sezionale della D.C. di Vieste, a cui dette animazione e guadagnò adesioni, sicché si avvertì, come non si era avvertita prima, la presenza del partito nel paese. Nel 1952 vinse le elezioni comunali e fu eletto sindaco. Aveva 27 anni.

 

In continuità con l??impegno dei due sindaci del dopoguerra che l??avevano preceduto, l??avvocato Vincenzo Medina e Francescantonio Bosco, il sindaco Manzini, sebbene giovane, seppe guidare la civica amministrazione, con avvedutezza, perizia e passione.

 

E?? in  quegli anni che cominciò la nostra amicizia, da incontri casuali. Nutrivo istintiva simpatia per quel giovane  sindaco, quasi  coetaneo; e, all??opposto di chi cerca il pelo nell??uovo e fa critiche gratuite, io apprezzavo, e lo dicevo, le sue buone iniziative. Gli ero vicino. così, d??impulso, senza che lui neppure lo sapesse, ma l??intuiva, come capivo da come mi parlava quando ogni tanto scambiavamo quattro parole.

 

Tenne la carica per 27 mesi. Nell??Italia povera e disastrata di allora, pur tra le difficoltà di governare la città con le forti tensioni esistenti nel mondo del lavoro, e la finanza comunale in  tristissima condizione, egli seppe individuare, insieme ai più stretti collaboratori, e mettere in atto, interventi in diversi settori d??interesse pubblico.

 

Cito qualcosa a memoria. Sotto la sua amministrazione fu costruita a tempo di record la Casa della Maternità e Infanzia,  al Lungomare Europa. In quella bene organizzata struttura funzionarono un consultorio di ginecologia e ostetricia e un altro di pediatria, più un centro di accoglienza dei bambini dai 18 mesi ai 3 anni; i consultori ebbero sede lì per 30 anni, fino alla metà degli Anni Ottanta, quando furono trasferiti nel poliambulatorio costruito alla Coppitella, mentre il centro d??accoglienza dei bambini funziona tuttora nella sua struttura. Fu gettato il seme della strada litoranea Vieste-Campi, che allora non potè andare a frutto, ma, riproposto e ampliato dalla successiva Amministrazione, è oggi la strada litoranea Vieste-Mattinata; furono istituiti cantieri di rimboschimento a lenire la disoccupazione e a rinverdire aree disboscate nel passato. Sulla via della cultura furono eseguiti i primi lavori di scavo nell??area archeologica di Merino, grazie ai quali vennero alla luce numerose testimonianze di epoca romana.

Insomma furono 27 mesi operosi, nel corso dei quali si ritagliò pure il tempo per studiare e partecipare al concorso, che vinse, per la carriera direttiva nelle Poste. La conseguenza fu che essendo stato assegnato a una sede lontana da Vieste, dovette rinunciare all??incarico di sindaco prima della scadenza del ciclo amministrativo, nel mese di agosto del 1954

 

Nelle Poste ha poi fatto brillante carriera, raggiungendo il grado di direttore provinciale, col quale diresse negli ultimi dieci anni di servizio l??Ufficio di Foggia. In questa veste, tanti viestani lo hanno conosciuto forse meglio di me.

Con Franco Manzini dopo il pensionamento mio e suo la nostra frequentazione si è intensificata. I mesi d??estate li trascorreva interamente a Vieste e quasi tutti i pomeriggi c??incontravamo con lui ed altri amici a raccontarci le storie di ieri e di oggi. Così tutti gli anni. Aveva conservato la cordialità di prima ma ancor più allargata, se così posso dire, nel senso che quando si ricordavano fatti e personaggi che lo avevano avversato non mostrava rancore, non li qualificava con parole denigratorie, si limitava a dire la sua pacatamente, quasi minimizzando, talora col sorriso. Un atteggiamento che mi colpì, ma non glielo dissi per non metterlo in imbarazzo.

 

Secondo me, era la fondamentale bontà del suo animo che nonostante lui cercasse di non farla apparire, quand??era il momento affiorava nel suo essere.

 

Questo è stato Francesco Manzini che io ricordo, che è giusto ricordare. Ciao Franco, amico mio, resterai nel nostro cuore!"

26 novembre 2012